Fenomenologia di Benedetta Parodi

Pubblicato il 20 ottobre 2013 da antonella landi

Quando una trascorre tanto tempo in casa ed è costretta a lunghe ore di inattività, dopo aver letto libri e giornali, dopo aver scritto qualche paginetta intima, dopo aver parlato al telefono con le amiche, dopo aver guardato il panorama dal quinto piano del terrazzo, dopo aver meditato su come il corpo sia il vero signore e padrone della nostra vita, stremata mentalmente decide di appiattirsi l’encefalogramma davanti alla tv.
Mette il canale La7d e incappa in Benedetta Parodi.
Benedetta Parodi la guardi e il primo pensiero che hai è che sia anoressica.
Invece conduce un programma di cucina, che una volta credo s’intitolasse “Cotto e mangiato” e ora s’intitola “I menù di Benedetta”.
In entrambi i casi si tratta di titoli imprecisi, perché Benedetta Parodi tutto sa fare, fuorché cucinare.
L’impatto estetico è rivelatore: conciata a fighetta -l’abitino attillato, il tacco quindici, la bigiotteria invasiva, il trucco da attrice- è perfetta per andare a cena al ristorante quanto inadatta a mettersi lei stessa ai fornelli e darsi da fare per rimediare un pasto alla famiglia.
Benedetta Parodi non è credibile.
Del resto lei non fa assolutamente niente per rendersi tale.
Le sue ammissioni di colpa (“ho dimenticato il sale”, “ho scordato il pepe”, “ho perso il mestolo”, “ho finito il latte”, “non trovo il coltello”, “ma dove ho infilato il passatutto”, “maledizione dov’è lo scolapasta”), tutte intrise di una certa gravità contenutistica, vengono ridotte e ridimensionate grazie a una frase risolvitutto: “ma fa lo stesso”.
Alla spettatrice stupita e imbelle viene da pensare “fa lo stesso una sega” ma, non potendo interagire con la conduttrice, ella resta immobile sul divano a guardare come andrà a finire l’incredibile episodio quotidiano di malacucina.
Dopo qualche puntata si scopre che ogni episodio va a finire sempre nello stesso modo: il porcaio avviato da Benedetta Parodi viene abbandonato a se stesso a mezza cottura e, come risultato finale, viene estratto dal forno, dal frigo o da sotto il mobile della cucina il prodotto già pronto, realizzato da cuochi veri dietro le quinte.
Perché Benedetta Parodi, perdonate il turpiloquio da sdegno alimentare, non sa fare un emerito cazzo.
Non sa affettare le cipolle, non sa tritare il prezzemolo, non sa mescolare gli ingredienti, non sa versare un impasto, non sa farcire una torta.
Il picco di scandalo viene raggiunto ogni giorno nella fase finale del programma, intitolato “Il salvacena”, nel quale Benedetta Parodi prova a mettere insieme, appunto, una cena nel tempo ridicolo di 7 (a volte 8) minuti, mentre ogni 30 secondi irrompe la sigla odiosa del tg e una voce tutti i giorni diversa (la sua figliolina, il suo bambino, il suo sfortunato marito, la sua sorella giornalista) a ricordarle che il tempo stringe.
Nel Salvacena Benedetta Parodi dà il meglio di sé.
S’infrena, s’impappina, si dimentica, si distrae, si mette a ridere, si perde, si arrende. Per non scivolare e battere una boccata sull’impiantito dello studio (sennò farebbe anche questo) si leva le scarpe e calza babbucce rasoterra.
Il pubblico in studio la guarda indulgente e ride.
La spettatrice a casa, sempre più incredula sul proprio divano, vorrebbe esclamare “si può sapere che cazzo ridete, che questa qua si spaccia esperta di ciò che è fisicamente incapace di fare e vende nel frattempo milioni di libri grazie a ricette che altri le scrivono?!”.
Ma non può.
Indi tace e, paziente, aspetta il palesarsi davanti alla telecamera dell’unico essere umano a cui dovrebbe essere permesso ragionare di ingredienti, procedimenti, ricette e impiattamenti.
Il solo.
L’inimitabile.
L’irrinunciabile.
Simone Rugiati.

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