Quattro, due, quindici

Pubblicato il 21 ottobre 2013 da antonella landi

E’ uscito pulito, profumato, serio e concentrato come se dovesse sostenere un colloquio di lavoro in un posto di prestigio.
E’ tornato sbrindellato, madido, fioco e stravolto in viso come se avesse partecipato alla battaglia di Salamina.
Quando infila la chiave nella toppa, gli elicotteri ronzano nel cielo da oltre mezz’ora.
Lui non parla, non dice niente. Oscilla solo la mano, da sinistra verso destra e viceversa, il gesto che si fa per accompagnare un’espressione di incredulità paralizzante.
Si toglie le scarpe e si chiude in bagno. Sotto la doccia, mentre l’acqua gli porta via di dosso gocce di sudore e di adrenalina, prende a esternare verbalmente con una voce non sua, roca, bassa, consumata.
“Oddìo oddìo…”
“Stai bene?”
“Zitta zitta…”
“Ma cos’hai, stai male?”
“Oioi oioi…”
“Ma insomma, che succede?”
“Aspetta aspetta…”
“Mi vuoi dire?”
“Dopo dopo…”
Quando lo rivedo, lo riconosco. E’ di nuovo di lui, ma sembra diverso. Ha negli occhi una luce esagerata, quella di uno che ha avuto un’apparizione mistica, quella di uno che ha visto la Madonna.
Parla per numeri e ne ripete tre in particolare: quattro, due, quindici.
Quattro, i goal della Fiorentina.
Due, quelli della Juve.
Quindici, gli anni trascorsi da un giorno bello come questo.

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