La troppa confidenza

Pubblicato il 26 ottobre 2013 da antonella landi

La Renania-Palatinato, un Laender della Germania meridionale, ha inviato una mail agli insegnanti con cui vieta le amicizie su Facebook. L’amministrazione ha motivato la decisione con il fatto che “i professori che chattano con gli allievi e danno loro accesso alle foto e alle informazioni personali mettono a rischio la corretta distanza professionale”. Il portavoce del ministero dell’Istruzione, Wolf Juergen Karle, ha dichiarato che “questi dibattiti dovrebbero avvenire su piattaforme più sicure” e ha aggiunto che “il modello commerciale dei social network non e’ compatibile con la missione educativa delle scuole pubbliche”.
Mentre rifletto sulla notizia, prende corpo nell’angolo più recondito delle mie memorie l’immagine di un carissimo collega che conobbi venti anni fa, all’inizio della mia carriera, e che era solito ripetermi un adagio popolare da lui stesso elevato a massima esistenziale: “La troppa confidenza porta alla malacreanza”. In realtà, essendo il collega cosentino, il monito era pronunciato con la tipica cadenza calabrese, lievemente cantilenante e musicata dalla trasformazione sonora della velare sorda: “La troppa gonfidenza porta alla malagreanza” diceva infatti Lucio. All’epoca io ero una giovane neolaureata, piena di sogni didattici e intenzioni relazionali molto differenti da quelli sperimentati sulla mia pelle nei panni di studentessa liceale. Desideravo infatti imbastire con i miei studenti un rapporto meno formale, più confidenziale, diretto, quasi amichevole. Lucio però, dopo avermi a lungo osservata in disparte e in silenzio, mi si appropinquava e, con una cert’aria cospiratrice, mi sussurrava all’orecchio quella frase minacciosa. Io ci ridevo e minimizzavo, rimproverandogli un’eccessiva rigidezza e un’inopportuna distanza nei confronti dei nostri comuni alunni. “Ti devi rilassare –gli dicevo- se i ragazzi vedranno in te un amico oltre che un docente, studieranno più volentieri”. Sarà che sono passati venti anni, sarà che sto invecchiando, sarà che all’epoca Facebook non esisteva, fatto sta che io, oggi, do ragione a Lucio. Col tempo e con l’esperienza diretta ho capito che un insegnante non solo è meglio che non sia amico dei propri studenti, ma bisogna proprio che eviti di esserlo. Il rischio di confondere i ruoli è enorme e può comportare conseguenze disastrose. Finché siamo a scuola e ci vediamo ogni mattina per lavorare insieme, occorre essere ciò che siamo, io l’insegnante, loro gli alunni. Nulla ci vieta, un domani, a scuola finita, di coltivare l’evoluzione di questo rapporto nato circoscritto dentro confini netti. Fino a quel giorno, non c’è nessun motivo per cui i miei studenti debbano conoscere l’identità delle persone che frequento, le mie abitudini quotidiane, gli aspetti più personali delle mie giornate. Le persone sono anche più affascinanti, se circondate da un velo di mistero. E comunque io Facebook non ce l’ho.

(ieri sulle pagine fiorentine del “Corriere della Sera”)

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