Una margherita in libreria

Pubblicato il 17 aprile 2009 da admin

Vedendola alla tele, sembra una donnona.

Seduta in quella seggiolina in libreria, invece, col tavolino davanti e il microfono ciondoloni in attesa che l’intervistatore si materializzi, sembra la metà.

Un cardigan color del ghiaccio come i capelli che da sempre porta lisci ma un po’ sterpacchiati, alle spalle ma senza un taglio deciso, con la riga in parte ma imperfetta; un pantalone nero di stoffa liscia e cascante, fresca a vedersi; un bastone di sostegno tenuto su con una stretta di ginocchia.

La faccia stralunata, la bocca all’ingiù, la voce sgraziata, gli occhi sgranati che la fanno sembrare tutto quello che non è.

“In questo nuovo libro lei ci parla delle favole della sua infanzia, da Pinocchio a Harry Potter”.

“Sì, io con Pinocchio pratihamente ho imparat’a leggere: a cinqu’anni a gran fatiha me lo sono letto tutto e oggi quando ci ripenso vedo che l’Italia l’è piena di gatti e di volpi che fregano i pinocchi. Hai visto quando Geppetto gli bercia: ora ti fo vedere io! e la gente: o poerino, chissà ora icché gli fa. Sicché finisce che in galera ci sbattono Geppetto e Pinocchio lo lasciano libero d’andar’a giro. L’è come succede co’ holletti bianchi in Italia, no? Pensi alla Parmalat, alla Cirio, i poveracci son rimasti fregati e i holletti bianchi son tutt’a giro”.

“Vuole dire che gli italiani sono un popolo di furbi?”.

“Eh sì, purtroppo. In Italia chi non paga le tasse l’è consideraho un furbo. Nei paesi anglosassoni l’è consideraho un delinquente. Anche in Toscana si dice: pe’ i bischeri un c’è paradiso”.

“Però a lei il lieto fine in Pinocchio piace poco”.

“Sì, mi pare un po’ forzato, brusco. Quello fa il Pinocchio pe’ tutto il libro e poi alla fine tutt’a un tratto diventa un bambino a verso. L’è poho credibile”.

“Ma lei in quale personaggio rivede di più se stessa tra quelli del libro di Collodi?”.

“Forse proprio in Pinocchio, anche se a me innaso umm’è mai cresciuto perché io le bugie un l’ho mai dovuhe dire: ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia dimolto aperta, libera e tollerante, un dovevo miha raccontare frottole, potevo dire icché facevo con tranquillità, sono una privilegiata”.

“Come lei scrive nel suo ultimo libro, Dio è assente in Collodi: come mai secondo lei?”.

“Mah, si vede che anche Hollodi un ci credeva. In compenso però c’è la fatina, che l’è dimolto ammanihata con tutti gli animali di’ bosco”.

“Qual è il suo giudizio umano su Pinocchio?”.

“Pinocchio in fondo l’è un buono. Promette sempre, anche se un mantiene mai. Ma l’è generoso. Tipo quando dice a Mangiafoho di bruciare lui al posto di altri due burattini, e Mangiafoho si hommove e starnutisce, ce l’ha presente? E lì m’ha colpito, perché anche il mi’ hane quando gli fo i versi si hommove e starnutisce”.

“Lei dedica anche un capitolo alla Bibbia”.

“La Bibbia l’è tutta una favola, anche se c’è chi ci vòle leggere delle affermazioni scientifihe. Sehondo me leggere la Bibbia fa diventare atei. Nella Bibbia è descritto un Dio feroce, un Dio che dice a Isacco di ammazzare il su’ figliolo per metterlo alla prova. A me un Dio così mi provoha il rigetto”.

“E poi si parla di Eva”.

“Eva l’è la prima scienziata. Mentre Adamo obbedisce e zitto, Eva è la prima hontestatrice dell’autorità: lei vòle honoscere, vòle hapire”.

“Nell’ultimo capitolo si parla di Harry Potter”.

“Sì, ma umm’è mai riusciho leggerlo: forse sarà un problema generazionale. Fatto sta che me lo sono fatto raccontare da una ragazza di diciannov’anni che la li ha letti tutti e sette. Ma m’è parso troppo hupo, troppo lontano dalla nostra formazione hulturale, e soprattutto troppo distante dalla Toscana solare di Hollodi”.

“Lei è vegetariana, vero?”.

“Sì, la harne un l’ho mangiata mai. Nemmeno i miei genitori la mangiavano. Penso d’essere la dimostrazione che si pole crescere sani e robusti anche senza mangiare harne. Ho sempre fatto atletiha a livello nazionale. Sana sono ancora, robusta un poho meno, ma l’è anche vero che c’ho ottantasett’anni”.

“Nel libro nomina anche la Divina Commedia: vuole parlarci del suo personaggio preferito?”.

“Sì, da piccina la leggevo sempre su un librone del mi’ babbo, illustrato da Dorè, e mi rihordo che c’era un diavoletto che del cul facea trombetta. Mi piaceva tanto: se l’ha scritta Dante, la posso dire anch’io!”.

“Ma lei da piccola immaginava di diventare ciò che è diventata?”.

“No. Io da piccina veramente volevo fare l’esploratrice dell’Afriha Nera. Poi dopo il liceo m’iscrissi a Lettere. Andai a lezione da De Robertis, che stette un’ora intera a ragionare dei Pesci rossi di Cecchi. E capii che di quelle hose ummene ‘mportava nulla. Allora cambiai e andai a Fisica, perché c’era la mi’ migliore amiha. Poi lei però fece Lettere”.

E quando l’intervista finisce, senti che -con una donna della portata intellettuale e ironica di Margherita Hack- staresti a parlare per un pomeriggio intero.

Di più.

Senti che con lei ti butteresti persino nell’ardua impresa di capire quanto di più incomprensibile esista per te: il terribile bosone di Higgs.

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