Pensa a Mario

Pubblicato il 20 gennaio 2014 da antonella landi

“Mi voglio iscrivere a un corso di ballo.”
“Scordatelo.”
“Mi sarà utile per riappropriarmi completamente del mio corpo.”
“Allora vai in palestra.”
“La palestra mi tedia e il puzzo che vi aleggia mi ammorba. In breve, la palestra mi fa schifo. Vuoi mettere un bel corso di ballo!”
“E che ballo di preciso, sentiamo.”
“Tango argentino.”
“Scordatelo.”
“Vieni con me e facciamo coppia fissa.”
“Non ci penso neanche. Io sono figlio orgoglioso della cultura da discoteca: i balli di coppia mi fanno ridere. Nella mia formazione esistenziale, il ballo è liberazione totale, anarchia, individualità e libertà. Figurati se m’iscrivo a un corso in cui devo contare i passi e spingere una donna qua e là.”
“Va be’, mi troverò un partner al corso.”
“Non puoi fare un corso di ballo. Ma mica perché sono geloso. Non ricordi cosa ha detto il medico? Niente corse e bicicletta fino a giugno.”
“Ma io né corro né vado in bicicletta: io voglio ballare. Il ballo non ha mai fatto male a nessuno. Il ballo è una cura universale, una medicina portentosa, un rimedio naturale a tutti i mali.”
“Certo: al primo casché tu ti scuci mezza.”
“Per un casché ci vogliono mesi. Prima vanno imparati i passi base: la salida basica, il passo stop, la mordida con voleo.”
“Ma di che parli? Chi ti ha insegnato codeste parole?”
“Pino.”
“Pino chi?!”
“Il mio collega di Educazione Fisica.”
“Ascolta, dai retta a uno che di queste cose se ne intende. Pensa a Mario.”
“Mario chi?!”
“Mario Gomez.”
“E chi l’è?!”
“Una testadicazzo come te, che ha voluto fare lo splendido tornando a giocare troppo presto. Non fare come lui. Stai ferma zitta e bona fino a giugno.”

Perché a giugno il corso finisce.
Non sono mica nata ieri.

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