Maiala o troia?

Pubblicato il 26 gennaio 2014 da antonella landi

Con la Divina Commedia siamo al ventiseiesimo dell’Inferno.
Ulisse.
Ulisse, ma anche Penelope.
Eccheccavolo.
Perché io, se devo cantare le lodi di un personaggio comunque sopravvalutato dalla storia mitologica, ci tengo a ribadire il comportamento di sua moglie, che lo attese per vent’anni a casa senza concedersi la libertà di conoscere biblicamente altri uomini, mentre suo marito se la spassava tra le braccia (e le cosce) di mille bellone incrociate per la via.
“Cosa pensate di Ulisse?”
“Un grande.”
“Cosa pensate di Penelope?”
“Una brava donna.”
Mi va il sangue al cervello.
Sollevo la querelle.
Perché un uomo, se tradisce la moglie con altre donne, è un ganzo e una donna è una pocodibuono?
Ne scaturisce una lezione quantomeno curiosa.
Nel corso della quale imparo un concetto che ancora mi era ignoto.
La differenza antropologicamente fondamentale tra maiala e troia.
A detta dei miei studenti, essere troia non va bene.
Al contrario, essere maiala è quasi un dovere morale.

Dedicherò il finesettimana alla riflessione.

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