Caro Tommaso

Pubblicato il 26 ottobre 2008 da admin

Caro Tommaso,

ieri ho ricevuto una mail.
Era firmata da una certa Elisabetta, che mi ha spiegato di essere una professoressa di Lettere e anche la mamma di un mio studente avuto in provincia di Bergamo, tanti anni fa.
Tu.
La scuola dove ci incontrammo portava il nome illustre di quel fisico italiano che scomparve all’improvviso, ma che non è stato mai dimenticato.
Neanche io mi sono dimenticata di te.
E so che neanche tu l’hai fatto.
Lo so perché è stata proprio la tua mamma a scrivermelo, insieme a tante altre parole che hanno trasformato un sabato pomeriggio come tanti in una giornata eccezionale.
Sono così venuta a sapere che quel ragazzino riservato, a cui feci lezione per un anno intero e che poi non ho mai più rivisto, si è laureato prima in Svezia e poi al Politecnico di Milano con la valutazione di 110 e lode.
E già questo sarebbe stato sufficiente a tramortirmi in positivo.
L’emozione più forte però mi ha invaso lo stomaco quando ho aperto l’allegato e ti ho visto in una foto.
Ti lasciai giovanissimo studente di un Istituto Tecnico Industriale.
Ti ritrovo bellissimo uomo e ingegnere.
La mail della tua mamma conteneva un invito a cui non ho potuto rispondere con l’affermazione che avrei desiderato: sarei stata onorata di sedere a tavola insieme a te, alla tua famiglia e alla ragazza che vive con te e che ami per il pranzo con cui –proprio oggi- festeggerai il tuo successo e la fine dei tuoi studi.
Ma la scrittura, come ti dicevo nel tempo in cui ci vedevamo tutte le mattine, ha un potere tale da rendere vane le distanze e da annullare il tempo.
La scrittura è un miracolo quotidiano che rende eterno quello che abbiamo provato nel passato.
E io oggi, pur non essendo a pranzo insieme a te, ci sono: perché la tua mamma accenderà il computer, ti metterà davanti queste parole e molto probabilmente tu sorriderai, nel ripensare al giorno in cui mi vedesti entrare per la prima volta in classe tua per parlarti di letteratura a modo mio.
Tu all’epoca eri timido, primeggiavi nelle materie d’indirizzo e odiavi quelle che proponevo io, ma siccome la dolcezza del tuo carattere traspariva dai tuoi occhi azzurro chiaro, io mi accorsi subito di te, nonostante tu fossi immerso -talora sommerso- in una classe che non aveva molto chiari i concetti base della disciplina.
La IIIB, vero Tommaso?
Quella classe nonostante tutto mi piaceva.
Tu però mi piacevi più di tutti, perché eri tenace e altruista, intuitivo e generoso.
In giornate come quella di ieri, si scordano la fatica e la frustrazione di un mestiere poco apprezzato dal mondo, ma tanto amato da chi lo fa.
Uno studente che non ti dimentica, una mamma che ti viene a cercare per condividere con te il successo degli studi di suo figlio, e una professoressa che piange mentre scrive un pezzo da pubblicare sul suo sito dimostrano che quello che succede nello spazio interposto tra una cattedra e un banco rimane e condiziona tutto ciò che viene dopo.
Goditi il pranzo di oggi, caro Tommaso, e anche il resto della vita, che io ti auguro piena di felicità.

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