Quell’antipatico di D’Annunzio

Pubblicato il 28 febbraio 2014 da antonella landi

“Ah, perché non è infinito come il desiderio, il potere umano?”
Sapreste voi resistere a una domanda stimolante e al contempo devastante come questa? Io no, e infatti ho ceduto: anche quest’anno ho preso i miei studenti e ce li ho portati. La tredicesima edizione dei “Colloqui fiorentini” (il grande convegno e concorso letterario pensato e organizzato da Diesse Firenze e Toscana con l’adesione del Presidente della Repubblica e la collaborazione del Ministero dell’Istruzione) è cominciata ieri mattina, proseguirà oggi e si concluderà domani, con la consueta, solenne (e divertentissima) cerimonia della premiazione. L’autore del 2014 è uno tra i più discussi e scomodi, tra i più esagerati e reboanti: Gabriele D’annunzio. Il classico tipo che o piace tantissimo, o non piace per nulla, o ti sta simpatico da morire, o gli daresti fuoco.
I Colloqui però hanno un potere infallibile e segreto: ti fanno piacere ogni autore proposto. L’anno scorso era Verga. “Che allegria!” commentarono i ragazzi appena lo vennero a sapere. Eppure poi fecero pace coi Malavoglia, divennero amici di Rosso Malpelo, solidali con Jeli il pastore e convinti sostenitori della Lupa. Quest’anno invece tocca a lui: il pennivendolo, il facitore di sogni, il vanesio, il cascamorto, lo sdolcinato. L’esteta, il vate, il seduttore, l’arrivista, l’esaltato, il guerrafondaio. Il superuomo, l’oltreuomo, il molteplice, il prisma. Il ragazzo che, non ancora diciottenne, scrisse una lettera a Carducci per dirgli “anch’io mi sento nel cervello una scintilla di genio battagliero, che mi scuote tutte le fibre, e mi mette nell’anima una smania tormentosa di gloria e di pugne”. Insomma lui. Quell’antipatico di D’annunzio.
E infatti raramente D’Annunzio, a scuola, piace. E’ troppo affamato di fama, di donne, di piacere, di successo, di poesia. E’ troppo voglioso di tutto. E’ artigiano di una lingua troppo artefatta, che è però anche così sublime, che ti muove a commozione. Ma se a scuola non piace, D’Annunzio spopola ai Colloqui. I quasi duemila studenti giunti da ogni regione d’Italia tacciono davanti ai seminari tenuti dagli ospiti (i docenti Andrea Caspani e Edoardo Rialti ieri, il professor Pietro Gibellini e il poeta Davide Rondoni oggi), prendono appunti, scattano fotografie. Pazienti e appassionati nelle ore del mattino, aspettano il pomeriggio per avere diritto alla parola, salire sul palco e dire la propria. E se ne sentono di belle (da “D’Annunzio era un pazzo” a “D’Annunzio era un debole”, da “D’Annunzio era malato nella sua morbosità” a “D’Annunzio ci prende in giro perché è tutto e il contrario di tutto”), perché al convegno letterario più famoso d’Italia tra quelli destinati alle scuole protagonisti sono tutti: scrittori, discenti e docenti. A tutti è data la parola, di tutti è ascoltata l’opinione, per tutti c’è una fetta di considerazione, a dimostrazione che dei poeti e coi poeti, nonostante sia passato tanto tempo, è ancora possibile (e bellissimo) parlare.

(oggi sulle pagine fiorentine del “Corriere della Sera”)

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