Surya Namaskara

Pubblicato il 23 marzo 2014 da antonella landi

Ho deciso, m’iscrivo a yoga.
Ma già mentre aspetto la prima lezione che costituirà il mio nuovo equilibrio psicofisico all’insegna della saggezza orientale, rispolvero l’antica e benefica pratica del Surya Namaskara (Saluto al Sole) appresa quindici anni orsono al corso di teatro che frequentai negli anni bergamaschi.
La Rete pullula di video dimostrativi, accompagnati da musichine caramella-minchia ma d’innegabile atmosfera.
Sistemo il Mac per terra in modo da seguire le mosse anche dalle posizioni più sbilenche.
Faccio spazio sul tappeto del salone spostando tavolino e poggiapiedi.
Vesto abiti comodi e stralarghi come consiglia il tutor online.
I piedi sono scalzi.
Indi (plin… plon… plin… plon…) comincio.
Si parte da una posizione eretta, le mani e le braccia abbandonate lungo i fianchi. Le piante dei piedi acquistano piena consapevolezza di sé.
Il gatto si avvicina guardingo.
Congiungo le mani in posizione di preghiera e dopo qualche secondo di concentrazione le alzo entrambe tenendole unite e spingendole all’indietro mentre anche il busto si flette con esse.
Il gatto s’impaurisce e fa qualche passo indietro. Constatata l’inoffensività del gesto, torna nuovamente ad appropinquarsi.
Piego l’intero busto in avanti e spingo le mani verso la punta dei piedi.
Il gatto pensa che la flessione sottintenda l’intenzione di giocare con lui e inizia a strusciarsi fusante.
Da questa posizione stendo una gamba all’indietro, mentre raccolgo al seno il ginocchio dell’altra.
Il gatto si dirige verso il piede e lo lecca con la sua linguaccia a grattugia.
Riunite le gambe e allineatele alle mani sul tappeto, assumo la posizione detta a squadra: il posteriore è spedito in alto, la testa guarda per terra in una “v” rovesciata (cioè così: ^).
Il gatto ne approfitta per farsi annusare il buco del culo piazzandolo davanti con un’arte distratta tutta sua.
L’intero corpo viene adesso steso a terra, col collo del piede ben allungato.
Il gatto immagina che l’intenzione sia quella di un sonnellino e si accosta per condivisione.
Ma ecco la posizione detta del cobra: puntando le mani a terra, il busto s’innalza, la schiena s’incurva, la testa si allunga ben eretta come quando il serpente ha malsane intenzioni.
Il gatto si spaventa, scambia il gesto per un agguato, si allontana per meditare vendetta.
Con la ripetizione della terza posizione (una gamba stesa all’indietro e un’altra raccolta al petto), mi avvio a terminare la prima serie: mi rialzo in piedi e riunisco le mani in atto di preghiera.
Affinato il suo piano, il gatto sferra l’attacco puntando artigli e denti alle caviglie.

Si raccomanda il Surya Namascara ogni mattina al risveglio.

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