Lui e lei

Pubblicato il 29 marzo 2014 da antonella landi

A volte certi incontri ti piovono sulla testa all’improvviso, calati dall’alto senza che tu li abbia richiesti, senza che tu ne sappia nulla. Allora un po’ ti scoccia interrompere quella lezione programmata (all’ego straripante degli insegnanti le proprie lezioni sembrano sempre irrinunciabili), spostarti con la classe, andare in aula magna per unirti ad altre e ascoltare passiva ciò che dice qualcun altro. A volte però ciò che dice qualcun altro è molto più interessante di quello che avevi in programma di dire tu.
Per ieri avevo pianificato uno speciale sui Promessi sposi da rifilare in quarta. E invece mi sono ritrovata ad ascoltare lui e lei. Lui israeliano, lei palestinese. Entrambi a Firenze per qualche giorno. Entrambi nella scuola dove insegno, per un’ora, un’ora sola. Un’ora imbastita nell’ultimo momento utile per acciuffare questi due e farli venire a parlare a degli adolescenti che studiano discipline economiche ma che non sanno (almeno fino a quando non arrivano in quinta a studiare la storia del Novecento) che a tre ore di aereo da casa nostra ci sono due popoli che si contendono una terra delle dimensioni dell’Emilia Romagna, che vivono gomito a gomito ma ben separati da un muro, che vengono educati all’odio reciproco e che in una vita non s’incontrano mai.
Susan e Daniel invece non solo si sono incontrati (proprio qui, in Italia), ma si sono anche conosciuti, si sono fidati e adesso lavorano insieme a un progetto promosso dal Cospe, l’organizzazione no profit per lo sviluppo dei Paesi emergenti.
“Fair trade fair peace”, un commercio giusto per una giusta pace, questo il nome del progetto, incentrato sulla messa in rete di due cooperative, una palestinese e una israeliana, la Bethlehem Fair Trade Artisans a Betlemme e la Sindyanna a Cana di Galilea. Il progetto realizza attività di formazione professionale, garantisce opportunità di reddito per piccoli produttori e gruppi marginali che non hanno accesso al lavoro, come donne e disabili, produce, promuove e distribuisce oggetti realizzati per metà da mani palestinesi, per metà da mani israeliane e poi assemblato. Tutto questo, spiegato agli studenti in lingua inglese dai due protagonisti dell’incontro. “Noi crediamo nelle persone, non nei governi” hanno detto Susan e Daniel. E ancora: “Noi vogliamo vivere, punto”. E infine: “Il risultato migliore è la fiducia reciproca possibile”.
E allora, cos’era più importante: parlare -per una mattina- di apertura, dialogo, cooperazione, pace, o parlare di Renzo e di Lucia?

(ieri, sulle pagine fiorentine del “Corriere della Sera”)

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