Kào

Pubblicato il 5 aprile 2014 da antonella landi

“Maestra, scusa.”
“Plego.”
“Ormai siamo alla sesta lezione…”
“Sì.”
“E questa lingua ci sta piacendo tanto…”
“Mi fa piacele.”
“Abbiamo imparato tutti i pronomi personali, diversi verbi, numerosi sostantivi e relativi aggettivi.”
“Velo.”
“Sappiamo costruire pure qualche frasina minima, tipo io sono insegnante di scuola superiore, lui è studente, noi studiamo la lingua cinese, io sono alto, tu sei bello, lei è bassa, gli studenti sono giovani, gli insegnanti sono vecchi.”
“Celto.”
“Ecco, scusa se mi permetto, e sinceramente parlo a nome di tutta la classe.”
“Sì.”
“Non sarebbe ora il caso di imparare qualche parolaccia?”
“Palolaccia?!”
“Sì, parolaccia. Ma non di quelle pese. Una piccina, moderata.”
“Modelata.”
“Tipo merda.”
“Melda?!”
“Sì, merda. Come si dice merda in cinese? Via maestra, diccelo per piacere!”
“In cinese non esiste palola pel dile melda.”
“OCCOME SAREBBE A DIRE: O CHE ‘UN LA FATE, VOI?!”
(Ride senza audio e visibilmente imbarazzata) “Sì, facciamo, ma diciamo palola come dile cacca. Non melda.”
“Va be’, allora insegnacene un’altra. Vaffanculo lo dite?”
(Ride muta, rossissima in volto) “Sì, vaffanculo sì, diciamo.”
“Ovvia. Allora puoi insegnare a dircelo? Ai ragazzi fa comodo all’intervallo per farsi spazio quando vanno al bar e trovano un muro di cinesi che occupa tutto il bancone. A noi docenti serve per non fare la figura dei dementi quando gli alunni cinesi ci mandano, appunto, affanculo.”
“Nonononò non posso…”
“Come non puoi?! Via, o maestra! Occosa vuoi che sia un vaffanculo.”
“Nonononò può arrivare lesponsabile colso, non posso, davvelo.”
“Gnamo maestra, occome tu la fai lunga, non arriva nessuno. Anzi, guarda, si manda lei a controllare il corridoio.”
“Nonononò non posso.”
“Dai maestra!”
“Ba bene, pelò in fletta in fletta.”
“Vai, di corsa: te tu ci fai il disegnino alla lavagna e tu ci dici come si pronuncia, noi si copia nel quadernino e si cancella tutto. Poi ripetere, si ripete a bassa voce.”

Al prossimo “kào” (滚开) che sento volare in classe fo un macello che mi sentono anche da Firenze Sud.

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