Ucci ucci

Pubblicato il 9 aprile 2014 da antonella landi

Con gli odori della scuola ho da sempre una forma di ossessione.
Varco il portone e inizio ad annusare.
E sento l’inebriante profumo della carta, dell’inchiostro delle fotocopie, delle piante verdi coccolate dalle amorevoli custodi, degli scatoloni e del metallo.
In sala professori può accadere che ti arrivi all’improvviso una folata d’ascella perché non tutti si lavano allo stesso modo, perché ciascuno ha un’epidermide diversa o perché a lezione ci si accalora e a volte si esce dall’aula provati e con la maglia sgorata sotto il braccio.
Entrare in aula, poi, equivale a tuffarsi in un mondo di afrori e sfumature olfattive.
Su dieci volte, una sola ricorda Chanel.
Senza fare tanti complimenti, non manco mai di esternare le emozioni del mio naso.
“Ragazzi che puzzo!”, oppure “spalancate le finestre”, oppure “dal tanfo non ci si sta”, oppure “lavatevi sudicioni”, fino a un più esplicito “fate schifino”, onestamente irrispettoso.
Così ieri mi autocensuro e spalancando i vetri graziosamente esclamo: “Ucci ucci, sento odor di cristianucci”.
“Dev”essere lei (io, n.d.r.): noi siamo tutti islamici”.

Hai capito, le classi multietniche.

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