La Romana

Pubblicato il 16 aprile 2014 da antonella landi

La Romana piombò un giorno d’estate nel nostro giardino maremmano.
Aveva letto l’annuncio che metteva in vendita la nostra casa e ne era rimasta affascinata perché più che di metrature, stanze e arredi si parlava di atmosfere, sfumature e flussi d’energia.
Trovò la casa come se l’era immaginata e disse: la compro.
Tirò un po’ sul prezzo e come condizione imprescindibile pretese il tavolone di cucina con la base in marmo antica, vissuta e consumata ai bordi su cui tante sfoglie di pasta fresca erano state tirate e tanti gnocchi di patate erano stati lavorati. Chiese anche la scala restaurata e trasformata in libreria, il tavolino da fumo ridipinto, il letto matrimoniale nuovo di pacca, il divanetto arancione e l’armadio giallo.
Per tutti questi motivi a me iniziò a stare leggermente sulle palle: questa emerita sconosciuta piombava dentro la mia vita e si portava via la nostra casa estiva, il giardino personale di Micino da Scansano, l’albero di mimosa, quattro olivi, un caco, cinque susini, una ficaia, un pero, un melo e soprattutto i due cipressi con cui avevo stretto un’amicizia speciale ai limiti del morboso.
Questa sfacciata si sarebbe impossessata di tutti quegli ammennicoli acquistati in sette anni di mercatini, fierucole e vagabondaggi agresti a cui stavano incollate decine di ricordi e di immagini nitide e sfocate insieme.
Questa donna sarebbe diventata la padrona di una casa che da sette anni era la nostra.
Per questo non ho mai voluto averci a che fare, ho rifiutato di entrarci in confidenza, mi sono mantenuta a debita distanza e ho lasciato che a trattare, decidere, discutere e vendere fosse lui, lui con la sua gentilezza rara, lui con il suo candore fanciullesco, lui con le sue argomentazioni bislacche e sgangherate, lui col suo senso degli affari equo e solidale.
Oggi però davanti al notaio e al consulente della banca sono dovuta andarci anch’io.
Ho dovuto guardare negli occhi quella donna e quello che ci ho visto dentro purtroppo mi è piaciuto.
La Romana di lavoro fa i massaggi, possiede due cani, un numero imprecisato di gatti e diverse tartarughe. E’ vegetariana, astemia, freakkettona e schietta . Ha una laurea in Filosofia e quarant’anni fa fu la prima taxista femmina della capitale. Non si è mai sposata, non ha avuto figli, ma ha amici ovunque, anche vicino a quella che fino a oggi era la nostra casa.
Da oggi quella casa è sua.
E a me non sta più neanche leggermente sulle palle.

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