Spring break

Pubblicato il 2 maggio 2014 da antonella landi

Sarei bugiarda se dicessi che non mi fanno piacere. Queste vacanze tanto lunghe, dico. Due mercoledì fa ultimo giorno, e fino all’altro ieri non se n’è riparlato. Poi due mattinatucce in classe e quindi nuovamente a casa per la Liberazione odierna, che armoniosamente si sposa col weekend che sta per iniziare. Poi tre giorni ancora in mezzo ai banchi, il tempo di fare la triplice simulazione delle prove di maturità, ma dopo rieccoci un’altra volta a casa per la Festa del Lavoro, nuovamente unita a un altro fine settimana, per cui ci si rivede quando morì Napoleone, vale a dire il cinque maggio. E a me, a guardare bene, è andata pure male: ci sono scuole che, nel nome dell’autonomia, si sparano quattordici giorni tutti una tirata senza mai rientrare. Ma ripeto, se mi lamentassi di tanto riposo (che oltretutto mi abbisogna), sarei ipocrita.
Però non sarei onesta se non ammettessi che ora, in questo momento, a ridosso della fine dell’anno scolastico, in piena esplosione primaverile (ed ormonale), tutti questi giorni a casa comporteranno una pericolosa distrazione che, forse no, non ci voleva. Dal giorno in cui rientreremo in classe ci resterà un mese appena per completare i programmi (sempre più farraginosi o pare a me?), somministrare le verifiche (e correggerle in tempi record), procedere con le interrogazioni (che comportano il pedinamento persecutorio di coloro che tentano la fuga), completare coi recuperi (non sia mai che l’azzeccano alla prima). Di mezzo (magia!) ci si metteranno anche i test Invalsi, che ogni anno ci rubano del tempo e ci costringono a considerazioni frustrate e iraconde. Ci si metteranno gli stage, le uscite didattiche finali, quella conferenza fissata da mesi, quell’incontro da cui non ci si può sottrarre. Ma l’ostacolo più corposo saranno soprattutto loro, gli studenti, con una stanchezza che non riescono più a gestire, con un richiamo interno a tutto ciò che è esterno e a cui non riescono a sottrarsi, con una predisposizione alla distrazione che fa impressione. E con un’abitudine alla sveglia biologica, agli orari invertiti, alla lontananza dai libri e al dolce far niente che in questi giorni certamente si rafforzerà.
Se la tirassi lunga con le lamentele, tuttavia, correrei il rischio di assomigliare a quegli insegnanti tristi in cui non intendo riconoscermi e a cui non voglio assomigliare, persone grigie e scontente che bubano davanti a tutto e al contrario di tutto. Perciò la chiudo qui e riprendo la mia lunga vacanza. A Roma, presso le Scuderie del Quirinale, per esempio, c’è quella magnifica mostra di Frida Kahlo. Non è scuola anche quella?

(venerdì scorso sulle pagine fiorentine del “Corriere della Sera”)

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