Vecchie conoscenze

Pubblicato il 6 maggio 2014 da antonella landi

La intitola proprio così, l’email che mi scrive: “vecchie conoscenze”.
E subito chiede chissà se mi ricordo di lei.
Poi mi fornisce alcuni indizi: scuola media, sezione A, classe furibonda, compagni folli. Altro indizio: lei la misi accanto al più impavido, perché me lo tenesse calmo.
Quindi racconta cosa è accaduto da allora: un diploma già messo in saccoccia e un corso universitario nel settore dell’assistenza sociale.
Scrive “cazzeggio” e dopo averlo scritto mi chiede se può dirlo, ora che ha vent’anni e non più undici come quando le nostre strade -la sua di alunna, la mia di insegnante- s’incontrarono e restarono incollate e simbiotiche per un triennio intero.

Rimando il footing, la stiratura dei panni, la correzione dei compiti, la preparazione della cena. E le rispondo all’istante.
Mollo tutto, perché la testa mi si riempie di ricordi, il cuore di un’emozione che non provavo da tempo.
E non voglio fare altro che abbandonarmi al languore.

Le scrivo che potrei disegnare su un foglio la disposizione dei loro banchi, che potrei riconoscere le loro grafie in mezzo a mille altre, che potrei rifare a memoria i cartelloni sui libri letti insieme, dai pianeti del piccolo principe all’occhio del lupo di Pennac, dal cane di Abbaiare stanca al plastico gigantesco della merda del Trattamento Ridarelli.
Le metto in fila i nomi delle sue compagne, la sua amica del cuore, quella coi capelli rossi, quella bionda e dispettosa, quella timida e riservata, quella ingombrante e invadente.
Le snocciolo i nomi dei suoi compagni, quello con l’erre moscia che chiedeva sempre le storie violente, quello bellissimo ma un po’ ciccio, quello più basso ancora di Pupo, quello che non imparava mai il trapassato remoto, quello che faceva troppe assenze, quello che piaceva a tutte le ragazzine delle altre classi.
E infine le ricordo lui, quello che non aveva paura di niente e di nessuno, quello che ci faceva dannare ma anche ridere tanto, quello che era dieci passi avanti agli altri, quello che andava seguito, arginato, contenuto, controllato. Quello che gli altri docenti detestavano e temevano. Quello che le piazzai accanto perché gli facesse da sorella maggiore, da guida spirituale, da esempio concreto.

Sono passati nove anni, da allora.
E Martina oggi mi ha fatto il più bello dei regali che un’alunna possa fare alla sua ex insegnante.
Un’email per dirle che si ricorda ancora di lei.

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