Dopo cena all’università

Pubblicato il 28 ottobre 2008 da admin

Quelli che il Ministro della Pubblica Istruzione chiama professori rubastipendi e studenti fannulloni hanno organizzato una 24 ore di lezioni no stop aperte al pubblico alla Facoltà di Matematica di Firenze per protestare contro il decreto 133, emblema della politica illuminata e lungimirante che evidentemente ci meritiamo.

L’iniziativa è cominciata ieri mattina e sta finendo in queste ore.

Ho rimandato il mio appuntamento con Woody Allen per seguire il docente che avrebbe relazionato su “La matematica nella letteratura” e per respirare, dopo tanti anni, l’aria dell’università. Che è sempre umida, caldissima e appiciccosa come quando la frequentavo io.

L’aula era gremita e in discesa. Le file dei banchi a formare un popoloso anfiteatro. La gente multianagrafica e culturalmente disparata. Il professore emozionato e (diciamolo) simpaticamente imbranato. Una sorta di comico inconsapevole.

Aveva a disposizione quaranta minuti di tempo: venti li ha dedicati a una premessa, quindici a una confessione di inadeguatezza, cinque alla lezione, di cui non ho capito una parola a parte l’intento che la ispirava e cioè dimostrare che Tolstoj e Dostoewskij, ma anche Edgar Allan Poe, hanno infilato numeri, calcoli e logaritmi tra le parole dei loro romanzi.

Ma, uscendo, non mi sono sentita delusa (l’uomo che mi accompagnava sì, e parecchio): mi sentivo appagata dal fatto che, mentre si sputa addosso all’istruzione, l’istruzione decida di fare lezione per protesta, che la grande aula fosse strapiena e non solo di universitari, che tra il pubblico ci fosse qualcuno che mi ha gridato “Profe!” prima di buttarmi le braccia al collo e ricordarmi quella bella classe in cui quattro anni fa ci siamo conosciuti.

Certo, la Filologia Romanza e la Semiologia spiegate da D’Arco Silvio Avalle erano tutta un’altra cosa.

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