Prima settimana

Pubblicato il 21 settembre 2014 da antonella landi

A parte il fatto che è una settimana, ma mi pare un mese.
“Anche a noi, profe, davvero, che stanchezza, che sonno, che stress…”
E se lo dicono loro.
Il fatto è che siamo disabituati.
Alla sveglia puntata, alla colazione senza avere ancora fame, alla doccia senza averne ancora voglia. Al controllo serrato dell’orologio (che la mattina va più svelto, ma dove va, mi dico), alla paura di far tardi, alla preoccupazione di lasciare il libro necessario a casa. Agli obblighi, ai compiti, alla campanella. Agli incontri, ai discorsi, all’ascolto, all’attenzione, alla concentrazione.
Così ci sentiamo, noi di qua e loro di là, frastornati, rintronati, completamente rincoglioniti.
La testa che ronza, le orecchie che fischiano, la lingua che allappa.
Rivedersi e conoscersi, però, è stato tanto bello. Forse (per me) più bello di sempre. Perché quest’anno -dopo quello zoppo e frustrante passato- ne sogno uno che spari energia da ora a giugno.
Ho rivisto la mia quarta: sono pochi, selezionati e concentrati in un’aulina finestrata su due lati e luminosissima. Sono allegri, spensierati (all’apparenza, perché nessuno in realtà lo è più dopo l’infanzia), garruli, amorosi.
“Che diavolo avete da guardarmi le mani e confabulare, voi due laggiù, gallinelle.”
“Niente profe, il suo smalto ciliegia: è bellissimo!”
Così gliel’ho portato perché se lo passassero sulle unghie all’intervallo.
Adesso viaggiamo tutte con lo smalto uguale e l’incontro con i Medici, primo argomento di Storia e di Letteratura, ci è sembrato più immediato.
Ho conosciuto la mia nuova classe, una seconda dalla fama terrorifica che mi ha riservato un’accoglienza tale da farmi capitolare dopo quindici minuti netti.
Hanno scritto un tema, scelto un argomento per il primo numero del giornalino, ripassato i verbi, trascritto il programma che ci aspetta. Hanno imparato a versificare in quinari e settenari, sanno che cos’è un sonetto. Hanno già due voti a testa. E hanno apparecchiato un quadernone che, nei prossimi nove mesi, gonfierà come la pancia di una donna incinta.

Io cerco di curarmi, ma è tutto inutile.
Non guarirò mai da questa malattia.

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