Azzurro

Pubblicato il 23 settembre 2014 da antonella landi

Dopo la scuola, saltare in auto e bruciare i 35 km che mi separano da lui. Parcheggiare in piazza, entrare a piedi in centro e puntare dritta verso l’angolo in cui si ritrova tutti i giorni con gli amici. Vedere che anche lui mi vede. Corrersi incontro, abbracciarsi, annusarsi. Sentirsi smontare tutto il programmino (una passeggiata nella Via Maestra e nel Viale Diaz) perché lui aspettava me per fare i compiti. Quindi andare a casa dei nonni, spalancare i quaderni, fare asticelle in matematica e scrivere parole coi plurali complicati. Infine cenare, celebrando con grandi bocconi una delle specialità locali, nana in umido coi rocchi di sedano. E dopo tutto questo, alla faccia dell’adagio “chi canta a tavola e a letto è un matto perfetto”, intonare a squarciagola Azzurro di Adriano Celentano, urlarla tutta, ma proprio tutta, mentre Tom Tom Daddy ci fa un video col telefonino.

Detesto fare la zia stucchevole.
Ma quel nipote assomiglia a una poesia.

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