Abbasso il revival

Pubblicato il 20 ottobre 2014 da antonella landi

Vanno tanto di moda.
A me mi mettono una tristezza addosso indescrivibile.
I raduni, dico.
L’iniziativa in genere parte da un nostalgico che decide di partire alla caccia del passato morto e sepolto, dissotterrarlo, rianimarlo con una respirazione bocca a bocca e vivere per un giorno l’illusione che niente sia cambiato.
Parte così la riunione degli amici che furono. Di scuola, di squadra, di parrocchia, di politica, di viaggio, di avventura.
Ed ecco venire in pronto soccorso facebook e la sua agghiacciante capacità di scovare (quasi) tutti.
S’ode l’appello alla convocazione e si mette in moto la catena dei contatti. Tizio chiama caio, caio chiama sempronio. Si fissa un giorno, un’ora, un luogo. E ci si rivede.
Nel frattempo sono passati cinque, dieci, venti, trenta anni. La vita si è svolta, srotolata, ingarbugliata, dipanata, costruita, smontata, distrutta, riassestata.
Il raduno giunge a vedere come ci ha ridotti.
Cosa muove questa moderna (e insana) consuetudine?
Me lo chiedo ogni volta che un invito bussa alla mia posta.
Cosa spinge i nostalgici a cercare amici che amici -a ben guardare- non son più? L’amico è colui che soddisfa il suo piacere di frequentarmi proprio mentre il tempo passa o è colui che si ricorda che io esisto quando il tempo è già passato?
Se in vent’anni un amico non mi ha mai cercato, voglio dire, un motivo ci sarà. Analogamente, se io non ho cercato lui. Mi sembra così cristallino.
E invece no.
Bisogna rivedersi perché l’ha deciso un altro, perché tutti fanno così. Bisogna rivedersi per forza.
Per fare che?
Per fare agiografia autobiografica. Ho fatto questo, questo e quest’altro lavoro. Sono andato qui, là e laggù. Mi sono sposato una, due, volte. Ho fatto uno, due, tre figlioli.
E per fare amarcord. Te la ricordi quella volta che?
Generalmente i casi sono due: o me la ricordo e mi fa piacere ricordarla come la memoria l’ha cristallizzata. O non me la ricordo e vivo bene uguale.

Ieri c’era un raduno.
Io (come tutte le altre volte) sono rimasta a casa mia.

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