I carbonari

Pubblicato il 29 ottobre 2014 da antonella landi

“La Carboneria è stata una società segreta rivoluzionaria italiana. Il nome derivava dal fatto che i settari dell’organizzazione avevano tratto il loro simbolismo ed i loro rituali dal mestiere dei carbonai, ovvero coloro che preparavano il carbone e lo vendevano al minuto. L’organizzazione, di tipo gerarchico, era molto rigida e aperta soltanto agli uomini. Gli iscritti alla Carboneria aspiravano soprattutto alla libertà politica e a un governo costituzionale: erano in gran parte intellettuali e studenti; alcune minoranze erano borghesi e classi sociali più elevate. I Carbonari si erano divisi in due settori o logge: quella civile, destinata alla protesta pacifica e alla propaganda, e quella militare, destinata alle azioni di guerriglia. Come in ogni società segreta, chi si iscriveva alla Carboneria non ne doveva conoscere tutte le finalità fin dal momento della sua adesione: gli adepti erano infatti inizialmente chiamati apprendisti, diventavano maestri e, infine, grandi maestri. Per non farsi identificare, ricorrevano a degli pseudonimi.”
“Cioè? Si cambiavano il nome?”
“Esattamente. Sarebbe come se noi, qualora decidessimo di rovesciare il potere costituito qui a scuola e cacciare preside, vicepreside e tutto l’entourage della sala dei bottoni, ci riunissimo in gran segreto per organizzare un piano e, tanto per cominciare, ci trovassimo dei nomi dietro cui celarci per non essere sgamati. Tipo, la Gine non si chiamerebbe più Ginevra, ma…?”
“CASSANDRA!”
“Bene, perfetto. Da questo momento la nostra Gine per noi sarà Cassandra.”
“Toh, allora lo voglio anch’io un nome novo!”
“Benissimo, sceglitene pure uno.”
“CONSUELO!”
“Ok, tu sarai per noi Consuelo.”
“E io?”
“A te lo scelgo io: siamo amiche, sono la tua compagna di banco e ti conosco bene: RAMONA!”
“No, io Ramona non lo voglio! E’ un nome da pornostar russa.”
“E’ perfetto invece, è il tuo!”
“Macché il mio professoressa, io non lo voglio!”
“E io profe invece come mi potrei chiamare?”
“Te un nome diverso da quello vero ce l’hai già dall’anno scorso: TIZIANO.”
“Ah, ok, mi va bene, ci sto.”
“Professoressa non è giusto, io Ramona non lo voglio!”
“Sssh, silenzio Ramona, da brava. Andiamo avanti: a te laggiù, che nome piacerebbe?”
“SANDOKAN.”
“Meraviglioso. Ti sta benissimo perché è esotico come te.”
“Professoressa scusi, io non voglio essere Ramona. Non mi rappresenta.”
“Ramona, dai, non interrompere i lavori in continuazione, non è che queste riunioni carbonare possono prolungarsi troppo, ricordiamoci che siamo clandestini e sotterranei. Passiamo alla fila dietro: tu che nome vorresti?”
“ROCCO.”
“Benissimo, oltretutto una scelta sessualmente beneaugurante. Da oggi sarai Rocco. Ricordiamoci che ci sono tre assenti, due maschi e una ragazza: anche loro dovranno mutare nome, glielo dovete dire così intanto ci pensano.”
“Va be’, lei si chiamerà POPPEA per forza, con quelle du’ tette!”
“Hai ragione. Poppea è perfetto. Oggi mandatele un messaggino per anticiparglielo.”
“Professoressa però non è giusto: tutti hanno un nome bello. A me questo Ramona mi fa schifo, non lo sopporto!”
“Ramona, basta dai. Andiamo avanti ragazzi, su che tra un po’ suona. E non dimenticate che dobbiamo trovare un nome anche per me.”
“Lei?! Lei è ELETTRA.”

Poiché io la tragedia di Sofocle non gliel’ho mai fatta, il sospetto è che lo abbiano scelto per altri motivi a me attualmente oscuri, su cui indagherò.

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