Sulle regole

Pubblicato il 7 novembre 2014 da antonella landi

Un anno fa furono dodicimila. Quest’anno esattamente il doppio. Ventiquattromila studenti sparsi in centotrenta cinema di tutta la penisola questa mattina si sono collegati in videoconferenza col Piccolo Teatro Studio Melato di Milano. Li aspettavano là due personaggioni: Claudio Bisio e Gherardo Colombo, l’ex magistrato divenuto famoso per aver condotto celebri inchieste tra cui la scoperta della Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, Mani pulite.

Ritiratosi per scelta dalla magistratura, Colombo si è da subito impegnato a stimolare la riflessione sul senso della giustizia, sulla Costituzione e sul rispetto della legalità dalla Costituzione proposta, valendosi di una ininterrotta serie di incontri che hanno coinvolto soprattutto i giovani, sul presupposto che proprio l’approfondimento di questi temi contribuisca a modificare l’atteggiamento negativo che tanti hanno nei confronti delle regole. “Se i cittadini non comprendono le regole –sostiene l’ex magistrato- tendono ad eludere le norme quando le vedono faticose e a violarle quando non rispondono alla loro volontà. Perché la giustizia funzioni fuori e dentro i tribunali, perché ci sia giustizia, è necessario che tale rapporto cambi”.

Per questo Colombo ha fondato “Sulleregole”, un’associazione che intende sviluppare consapevolezza e impegno personale nei cittadini, principalmente in quelli giovani. E per questo l’associazione va ad agire proprio in quei luoghi dove i giovani sono protagonisti, nel bene come nel male: la scuola, lo sport, ma anche il carcere.

Il tema della videoconferenza di quest’anno (come quella dell’anno dell’anno scorso del resto) era a dir poco appetitoso: “Regole, libertà e trasgressioni”. Un triplice mot-d’ordre, quando si parla di giovani generazioni a confronto con quelle che così giovani non sono più. E proprio a scuola si concentra l’eterno incontro (ma anche l’eterno scontro) tra chi fissa le regole e chi pare avere come scopo ultimo quello di sovvertirle, tra chi pianta i paletti e chi si sente chiamato a sradicarli. Gli insegnanti e gli studenti.

Tutto si può dire di Gherardo Colombo, ma non che passa inosservato. Prima di tutto con quell’erre moscia ti accalappia l’orecchio e ti costringe ad ascoltarlo, fosse (inizialmente) anche solo per riderne benevolmente (il nome proprio e il titolo della conferenza, oltretutto, non è che gli andassero esattamente incontro, con tutte quelle rotondità in cui districarsi). Poi la fisicità: l’altezza elegante, la magrezza lievemente incurvata, il capello brizzolo e sparato in aria. Se infine fai tanto di prestargli ascolto per un paio di minuti, difficile mollarlo. Perché Colombo, formato alla corte della maieutica socratica, si diverte a stuzzicare, a provocare, a rompere le scatole ai ragazzi che lo ascoltano in diretta dall’Italia. Chiede che cos’è la libertà ed essi rispondono che è “fare tutto quello che si vuole”, “agire senza limiti e confini”, “scegliere”, “non dipendere da niente e da nessuno”, “poter esercitare il proprio libero arbitrio”, “poter sempre essere se stessi”. Guida i ragazzi a ragionare sulle regole e gli fa scoprire che esse spesso non hanno nulla a che vedere con le sanzioni, che non sempre le regole sono castranti, ma che costituiscono il segreto perché il gioco riesca bene. Smonta la storia e crea la polemica affermando che “la rivoluzione francese? Sarebbe stato meglio se non ci fosse stata” e che “Napoleone? Sarebbe stato meglio se non fosse nato”. Gli replicano i ragazzi, gli tiene testa un’insegnante fisicamente presente al Piccolo di Milano. Colombo non demorde: quello che vuole è seminare il dubbio, spalancare le teste, rimandare a casa quei ventiquattromila studenti con una soma di questioni, ragionamenti e domande su cui rimuginare nel tempo a venire.

Dentro lo Space di via di Novoli, dove io e i miei studenti seguivamo la discussione sull’enorme schermo e a volume massimo, sono partiti applausi, fischi, frasi ad alta voce. A qualcuno è piaciuto poco. Qualcuno lo ha trovato insopportabile. Molti lo hanno definito interessante. A nessuno è rimasto indifferente.

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