Una bellissima utopia

Pubblicato il 9 novembre 2014 da antonella landi

Del commediografo greco Aristofane si sa molto poco.
Si sa che nacque nel demo attico di Cidateneo, visse nel V secolo avanti Cristo, forse tra il 444 e il 388, ed ebbe possedimenti nell’isola di Egina. Esordì giovanissimo nel 427 a.C. con i Banchettanti, commedia andata peraltro perduta.
Però a dirci che tipo fosse restano molte altre opere destinate al teatro che egli scrisse, che fortunatamente si sono sono conservate e che anche oggi dimostrano la loro incredibile attualità.
Il Teatro Stabile di Innovazione “Pupi e Fresedde”, a Rifredi, ne ha prese addirittura tre e le ha legate insieme.
Gli uccelli.
Due ateniesi, Pisetero ed Evelpide, disperando ormai di poter trovare una città vivibile tra gli uomini, decidono di fondare una città degli Uccelli tra le nuvole, Nubicucùlia. E in questo spazio s’inventano una strategia vincente, che avrà ragione degli uomini e degli dèi.
Pluto.
Il protagonista Cremilo accoglie nella sua casa un cieco, che si rivela essere il dio Pluto. Cremilo gli restituisce la vista, facendo in modo che la ricchezza venga distribuita secondo il merito.
Le donne a parlamento.
Prassagora, vestita da uomo, si infiltra nell’Assemblea e fa approvare come unica possibilità di salvezza per Atene il passaggio del governo alle donne. Celeberrimo il finale, dominato da un’allegra e vorticosa scena erotica, a detta di alcuni esempio del cosiddetto “comunismo sessuale”, in cui le donne costringono gli uomini a soddisfare le donne anziane prima di poter accedere alle giovani.
Tutto questo, al teatro di Rifredi, raccontato in più modalità (video, canzoni, brani seri, passaggi faceti) e recitato con grazia assoluta.

Nella compagnia teatrale lavorano una ragazza che conosco (Diletta Oculisti) e un attore che adoro (Lorenzo Baglioni).
Anche per questo sono stata a vedere lo spettacolo.
E poi per testare se era adatto ai miei studenti di quarta e di quinta.
Ragazzi preparatevi: venerdì niente scuola, si va a teatro.
Dove spesso s’impara più che a scuola.

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