Se avessi chiesto il trasferimento

Pubblicato il 26 novembre 2014 da antonella landi

Ogni anno penso di chiedere il trasferimento in un’altra scuola.
Lo penso perché ho una natura curiosa, perché non mi piace stare ferma, perché sono un’inquieta. Lo penso perché professionalmente sono nata precaria e non ho smesso di sentirmi tale neanche dopo la conquista della cattedra a tempo indeterminato. E lo penso perché, quando sto troppo bene con qualcuno o in qualche cosa, mi entra addosso una paura così grande di perdere quel qualcuno o quel qualcosa che fuggire preventivamente altrove mi appare la soluzione più sensata. Come lasciare un fidanzato prima che quello ti deluda, ti tradisca, ti abbandoni.

Ma in questi giorni ringrazio me stessa per non averlo chiesto.
Se lo avessi fatto, ora vagherei in una scuola nuova e non mi sentirei benvoluta, accolta e abbracciata come mi sento invece in questa dove lavoro, vivo e amo ormai da cinque anni e dove mi abbandono alla rassicurante sensazione di sapermi protetta; dove sento di poter essere me stessa anche quando sono brutta, trascurata, esausta, disfatta; dove so che nel cassetto in cui tengo il registro personale e i libri posso trovare a sorpresa anche un barattolo di sugo fatto dalla mia collega e amica per condirci la pasta che mangerò col babbo tra una sosta e l’altra in ospedale. Dove nessun incontro lungo i corridoi passa senza lasciarmi addosso la mano, il sorriso, la parola che cerco.
E che mi salva.

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