Andar per mucche

Pubblicato il 10 agosto 2017 da antonella landi

Se la meta è andar per mucche, basta andar per merde, e anche le mucche arriveranno, ruminanti, pacifiche, contemplative, profumate.

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A tremila metri

Pubblicato il 8 agosto 2017 da antonella landi

A tremila metri l’aria si fa rarefatta, la testa gira, il naso frizza, le orecchie dei cani volano, le giacche a vento si sprecano, le temperature s’inabissano. Le pance si svuotano per il plus-lavoro a cui sono sottoposti i corpi. Infatti a pranzo ci vogliono i pizzoccheri alla valtellinese che mi ricordano la mamma quando la zia Annetta glieli insegnò ed erano una bomba ipercalorica magnifica come quelli spolverati oggi slurp. Questa montagna si fa sempre più interessante.

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Per tredici chilometri

Pubblicato il 7 agosto 2017 da antonella landi

La sveglia biologica, una colazione abbondante e naturale, la partenza, la salita, la spianata, i panorami, la discesa, il ponte di legno, il fiume guadato per tre volte a piedi scalzi, l’acqua gelida rigenerante, l’abbaio dei cani, la sosta sull’erba, la cioccolata a quadrettoni, gli autoscatti cercando di non ridere, gli incontri e i saluti, il cartello con la scritta Parco Naturale dello Stelvio, il lago, il rifugio, la polenta taragna con i funghi porcini, le caprette e gli asinelli, i cavalli, lo yogurt della latteria con i frutti di bosco freschi.
Ma bellina sai questa montagna.

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La prima volta

Pubblicato il 6 agosto 2017 da antonella landi

Fatta eccezione per quando ero bambina e i miei mi portavano a Courmayeur, le mie vacanze sono state per lo più marine. Elba, Ischia, Calabria, Maremma, Thailandia, una vita con il culo a mollo.
“Se provi la montagna, non la lascerai mai più. Vieni con noi a Livigno, non te ne pentirai.”
E insomma eccoci qua.

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Fin

Pubblicato il 5 agosto 2017 da antonella landi

Sono rimasti a parlare un po’ a lato di questa fontana, di tanto in tanto sfiorandosi una mano, facendosi un sorriso. C’era un’aria particolarmente aprica intorno a loro. L’acqua zampillava. Solo alla fine si sono dati un bacio.
Chiudo con questa immagine il racconto di Madrid, luminosa e calda come il sentimento che la anima.

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Entrevista de trabajo

Pubblicato il 5 agosto 2017 da antonella landi

“Grazie di avermi ricevuta.”
“È un piacere, prego, si accomodi.”
“Come le ho scritto nella mail, sono insegnante di Lettere presso un liceo artico di Firenze e vorrei fare un’esperienza di lavoro qui a Madrid.”
“Ho visionato il curriculum che ha allegato e l’ho trovato molto interessante, soprattutto nella parte relativa alle esperienze maturate con gli studenti stranieri.”
“Ho in mente corsi monografici sulla cultura italiana da tenere in lingua, pensa che vi potrebbero interessare?”
“Volentieri, ma lei come è messa con la conoscenza dello spagnolo?”
“Non vado molto oltre disculpe, che è la mia parola preferita.”
“Ma le interesserebbe trattenersi qui a Madrid e iniziare dall’autunno?”
“No, ci mancherebbe, a settembre devo assolutamente essere in Italia per portare in quinta la mia adorata quarta H. Abbiamo fatto un patto e lo manterrò.”
“Allora si prenda questo anno per studiare la nostra lingua, poi farà un esame e potrà lavorare insieme a noi. Saremo felici di accoglierla nel nostro Istituto.”

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El Rastro

Pubblicato il 5 agosto 2017 da antonella landi

Rastro vuol dire traccia, scia. Di sangue, nella fattispecie. Perché una volta in questa area venivano trasportate carcasse di bovini dai vicini mattatoi a rifornire le concerie che qui pullulavano.
Oggi Rastro vuol dire solo mercato, bancarelle, colori e un vocìo che nel quartiere Sanità in confronto sono tutti afoni.
Il Rastro c’è solo la domenica mattina e alle due sbaracca, chiude tutto, si va via, arrivederci e grazie. Ma fino a quell’ora ci si diverte da impazzire a contrattare sulla mercanzia e a tirare il prezzo, se prendo tre ventagli quanto me li metti? Me ne son comprati sette, tutti decorati e incisi a mano, uno con una poesia spagnola scritta a pennello sulla seta, non vedo l’ora di avere una caldana.

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Thyssen-Bornemisza

Pubblicato il 5 agosto 2017 da antonella landi

Il nome è impronunciabile, ma tu vacci lo stesso. È una collezione d’arte unica e privata messa insieme da un barone e dalla sua quinta moglie, a cui egli trasmise la passione per la pittura di tutti i tempi e di ogni stile. Questi due pazzi furiosi non si sa quanta roba si misero a comprare. Ora tutta quella roba è visibile in un unico luogo raccolto e non dispersivo come i grandi musei, un pomeriggio con la dovuta calma te lo godi tutto, e ci trovi dall’arte sacra a questa sotto che si fa la doccia.

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Buen retiro

Pubblicato il 5 agosto 2017 da antonella landi

Hai camminato più di un lupo, sei stanca morta, hai gli occhi pieni di quadri, di gente, di bellezza? Cammina ancora ed entra nel Parco del buen retiro. Presente le Cascine? Nulla, un orto familiare. Il Buen retiro è un bosco dentro la città, talmente esteso che ti ci puoi anche perdere, talmente ben tenuto da sembrare un giardino immenso curato da un proprietario con la fissa botanica. Al palazzo di cristallo puoi quasi mettere i piedi dentro l’acqua del laghetto, germani e tartarughe ti verranno incontro. Sotto alberi altissimi puoi pennichellare. Se trovi una festa con musica dal vivo puoi imbucarti e sarai la benvenuta.

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Goya

Pubblicato il 5 agosto 2017 da antonella landi

Non è che di Goya io sapessi tutte queste cose. Il nome, i capolavori, poco più. Prima di andare al Prado, sul divano di Matilda, mi leggo un bel po’ di storie, l’infanzia a Saragozza, gli studi mediocri presso gli Scolopi, la scelta della pittura come professione, le prime commissioni, il grande successo, la trasformazione dello stile, la sordità come Beethoven.
Ma poi me lo ritrovo davanti, questo Goya, e mi piace da impazzire. Cosa c’è negli occhi che dipinge? Una calamita che ti acchiappa. Gli occhi di Goya ipnotizzano, inquietano e seducono. Goya è tenero e terrorifico, ti viene da sorridere davanti al Parasole, ma anche da tremare davanti a Saturno che divora i propri figli.
E quindi decidi che il Prado, per quel giorno, è solo lui.

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