Basta che sia un libro

5 dicembre 2010

Il Natale scorso, se regalavi un e-book, ti pigliavano per sborone. In alternativa, per visionario. Nei casi più estremi, per rimbambito.
Pare invece che quest’anno il libro elettronico sia destinato a rappresentare uno tra i regali più desiderati e, quindi, acquistati.
Qualche dato.
L’Associazione Italiana Editori rivela che, se all’inizio del 2010 aveva 1619 titoli disponibili, oggi ne ha 5900: più del triplo.
La Apple in Italia ha già consegnato 200 mila iPad.
Ibs, il principale bookshop italiano on line, annuncia un aumento delle vendite del 18 per cento.
Amazon, ideatore del celebre ereader Kindle, sbarca in questi giorni a casa nostra con 513.019 libri elettronici tra cui sbizzarrirsi.
Tra tutto questo casino di numeri e percentuali, in mezzo a questo terremoto nel modo di concepire e intendere la parola scritta, ci sono anch’io.

Che mi sento onorata di rientrare tra gli eletti, ma rimango ancora tanto affezionata alla manualità del libro vecchia maniera e inebriata dall’irrinunciabile, insostituibile puzzino della carta.

De gustibus

4 dicembre 2010

Ora di Narrativa.

Costeggiando perimetralmente l’aula, leggo a voce alta il testo integrale del romanzo scelto per l’attività.
La classe monoetnica, trenta cinesi obbedienti e disciplinati, si astiene quasi dal respirare, per non disturbare.
La concentrazione è alta, la tensione tangibile, il pathos siede in cattedra al posto mio.
All’improvviso, nel silenzio da chiesa, una vocina.
“Pciù pciù! Ehi, piccolino! Pciù pciù! Vieni, piccolino!”
Alzo gli occhi dal libro, li sguinzaglio in una rapida ronda visiva, ma niente. Tutto è immobile, tutto tace.
Riprendo la lettura, abbasso la voce per costringere l’auditorio a una maggiore concentrazione, mi faccio doviziosa di gesti ed espressioni, attraggo a me e tento di trattenere le sessanta orecchie, quando “Pciù pciù! Ehi, piccolino! Vieni piccolino! Qua, vieni qua!” sento di nuovo.
E infine la vedo.
La cinesina più diligente e silenziosa, la studentessa più affidabile e impegnata che abbia in classe, ha il volto verso la finestra aperta, la bocca direzionata verso il cortile della scuola e cerca di attirare l’attenzione di un micio bianco e nero che, placido e sinuoso, lo attraversa.
Con me, anche tutti gli altri se ne accorgono, per cui “Uh, bellino il gattino! Ehi, gattino! Bel gattino! Vieni gattino!”
Nel momentaneo scompiglio affettuoso, tra le vocine garrule delle ragazze e le risatine in falsetto dei ragazzi, m’inserisco io e, con finta distrazione, butto là la domanda che da tutta la vita desidero rivolgere a un cinese.
“Ragazzi, scusate, vorrei chiedervi una cosa che mi tormenta da sempre: ecco… spero di non offendervi, ma insomma… vorrei sapere… è vero quello che sostengono gli italiani, cioè che voi cinesi… ecco… insomma… però non ve la prendete eh… forse non è che una diceria… insomma… è vero che voi…ehm… mangiate i gatti?”
“Cosa?! Noi, mangiare gattini?! Ma no, profe! Cosa dice! Noi non mangiamo i gatti! Noi amiamo i gatti! Noi…”
“Davvero, ragazzi? Oh, che magnifica notizia! Pensate che qui a Firenze tutti sostengono che voi cucinate e mangiate i gatti e che li servite anche nei vostri ristoranti! Oh, che sollievo che mi state dando!”

Sollievo vanificato nel momento in cui giunge la rettifica: gatti no, cani (preferibilmente arrosto) sì.

Lui odia il Natale

2 dicembre 2010

“Tra ventitré giorni sarà Natale: bisogna assolutamente reagire all’evento con una serata preparatoria e quindi annientatrice” ha detto chiamando dall’ufficio.
“Cosa intendi, esattamente?”
“Dobbiamo addobbare la casa, travestire quel cipressino alla citronella che abbiamo sul terrazzo e preparare una cena immorale.”

Tutti a casa di Eva

1 dicembre 2010

Alla fine di via Pietrapiana si spalanca piazza dei Ciompi, con il suo romantico Mercatino delle Pulci e la sua vivace Loggia del Pesce. E proprio sul lato sinistro della loggia sorge un chioschino di fiori che ogni giorno colora la piazza, andirivieni di passanti d’ogni tipologia anagrafica e caratteriale. La proprietaria del chiosco fiorito ha un cane modello Basset Hound di nome Eva. Eva ha un amico nero modello ibrido di nome Leone. Entrambi hanno un’amica rossa modello umano di nome Antonella.
Nella gara a chi è più grullo, impercettibile lo scarto tra i tre.