Nuove grammatiche

13 febbraio 2015

L’esercizio numero 1 (uno dei vari assegnati per casa) chiedeva di sottolineare una volta i complementi di compagnia e due volte i complementi di unione presenti nelle cinque frasi proposte. Non le solite frasi. Non il solito Luca che esce col solito ombrello e con la solita Maria. Frasi estrapolate da altrettante famose canzoni.
La leva calcistica della classe 68 di Francesco De Gregori.
Qualcosa di grande dei Lunapop.
Ci vorrebbe un amico di Antonello Venditti.
Il cielo in una stanza di Gino Paoli.
Albachiara di Vasco Rossi.
Stamani c’era da correggerle.

La prima non la conosce nessuno.
La seconda qualcuno la sbiascica in modo sgangherato e stonaticcio.
La terza sì la conosciamo ma insomma non ci esalta.
La quarta dupalle.

Alla quinta ci ho pensato io.

Luci spente, veneziane basse, accendini accesi, coro.
RESPIRI PIANO PER NON FAR RUMOOORE, TI ADDORMENTI DI SERA, TI RISVEGLI COL SOLEEEE (complemento di unione), SEI CHIARA COME UN’ALBAAA, SEI FRESCA COME L’ARIAAAA (EEEEEH).

Non ci sono più le grammatiche di una volta.
Menomale.

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La gnagna

7 febbraio 2015

“Ragazzi, stanno per arrivare i giorni dei Colloqui fiorentini: vedrete come vi piaceranno! Studenti provenienti dalle scuole superiori di tutta Italia, quasi tutti licei, un livello culturale altissimo, un clima stimolante, un autore (Umberto Saba) da analizzare nel dettaglio e da amare nel profondo, tre giorni di conferenze, lezioni, dibattiti, discussioni, le mattine al cospetto dei più grandi nomi del panorama letterario contemporaneo, i pomeriggi nel confronto coi vostri simili e colleghi, un tripudio di letteratura, un’esplosione di intelligenze, un Palazzo dei Congressi che scoppierà di arte e di poesia!”
“Si professoressa, ma la gnagna c’è?”
“Gnagna a non finire.”

Se per gnagna intendeva fica, penso di aver risposto bene.

Trovare l’asintoto

7 febbraio 2015

Manca Inglese, mi danno un’ora di supplenza nella mia classe quinta: buono, così ci esercitiamo un po’ sul saggio breve.
“Profe, panico totale: alla sesta c’è la verifica di Matematica, non ci s’è capito nulla, ci dà l’ora per ripassare tutti insieme?”
“Ma io veramente…”
“Profe, la situazione è drammatica: ce la mettono in terza prova alla maturità, siamo rovinati.”
“Ma il saggio breve…”
“Profe, oggi di Italiano non abbiamo neanche il quadernone perché lei non era in orario, a Matematica a malapena s’arriva al 6, lui naviga fisso sul 5, lui è stabile sul TRE. Solo lui ha 9: gli faccia far lezione a tutti quanti, per favore.”

E’ altissimo e massiccio, rosso di capelli, studiatamente cialtrone nell’abbigliamento. La camicia a quadretti rossi e neri è più lunga sul lato destro che su quello sinistro, il cavallo dei pantaloni da breaker frega quasi terra, i doctor martens ai piedi li porta un po’ slacciati e ciabattoni. Ha il piercing nella lingua, sicuramente qualche tatuaggio che non vedo, il vocione profondo da dj. Alla lavagna s’impone con padronanza di sé e disinvoltura. Con il gesso s’impiastriccia le mani, usa la punta delle dita per tenerlo e scrivere, il lato esterno della mano per cancellare i ripensamenti.

“Ipsilon uguale 2 ics alla seconda più 3 ics fratto ics più 5: calcolare il dominio. Trovare il limite: limite 2 ics alla seconda più 3 ics fratto ics più 5 uguale 2 aperta parentesi 5 chiusa parentesi alla seconda più 3 aperta meno 5 chiusa fratto meno 5 più 5. Trovare l’asintoto. Con ics che tende a più infinito, l’asintoto è orizzontale. Calcolare il punto di equilibrio.”

A lui predìco un futuro da docente della materia più brutta del mondo.
Per me prevedo un sonno notturno dominante, limitato, senza punti di equilibrio, affollato di asintoti.

Come perdere tempo prezioso

6 febbraio 2015

1. Tra gli obblighi del dirigente scolastico rientra:
a. la designazione del RSPP
b. la nomina del RLS
c. la comunicazione all’INAIL del nominativo dei preposti
d. tutte le risposte precedenti sono corrette

2. Il RSPP:
a. deve essere retribuito per lo svolgimento dell’incarico
b. ha l’obbligo di riferire al servizio di PISLL le inadempienze del datore di lavoro
c. deve essere consultato circa il programma di informazione elaborato dai RLS
d. deve proporre programmi di informazione dei lavoratori

3. Il dirigente scolastico, per promuovere la cooperazione e il coordinamento con l’impresa appaltatrice:
a. condivide, e sottoscrive, il documento di valutazione dei rischi della ditta appaltatrice
b. si fa carico della sorveglianza sanitaria e dell’informazione dei lavoratori della ditta appaltatrice
c. elabora un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze
d. inserisce nel proprio documento di valutazione dei rischi i rischi specifici della ditta appaltatrice

In tutto sono dodici ore.
Due anni fa ne feci quattro.
L’anno scorso neanche una perché quando il corso iniziò io ero anestetizzata e sotto i ferri.
Quest’anno mi sono toccate le restanti otto.
Con due paginate di verifica finale di cui ho riportato solo le tre più comprensibili.

Il corso per la sicurezza.
L’ennesima perdita di tempo prezioso (leggi: stronzata) a cui sono obbligati gli insegnanti.
(Naturalmente in una scuola dalla parte diametralmente opposta della città rispetto a quella dove insegnano.)

Un-du-tre, cinq-se-sett

4 febbraio 2015

Sei stanca, spompata, distrutta, sostieni (e perdi) una perenne corsa contro il tempo, ti manca il fiato, il riposo, addirittura la serenità, ti sembra di non farcela più, di essere sul punto di crollare tra lavoro, ospedali, scadenze, pensieri?

“Un-du-tre, cinq-se-sett… Un-du-tre, cinq-se-sett… Un-du-tre, cinq-se-sett…”

Quello che (forse) ti salverà si chiama corso di ballo, si tiene a scuola ogni mercoledì dopo le lezioni e dopo un pranzo consumato in promiscuità con studenti e professori iscritti e frequentanti, salsa, rumba, maschi di qua, femmine di là, riscaldamento, stretching, passo rock, tempo, ritmo, bésame/ bésame mucho/ como si fuera esta noche la ultima vez, fifth position break, cha-cha-cha.

Il compleanno gabbato

3 febbraio 2015

A me celebrare i miei compleanni m’era garbato sempre tanto. Ogni volta li attendevo con il conto alla rovescia che cominciava il primo di gennaio, subito dopo la notte dell’ultimo dell’anno, in una festa lunga un mese che andava in culo all’Epifania (che tutte le feste se le porta via, fatta eccezione per la mia). E come ci stavo attenta, a non bruciare le tappe, a non anticipare i tempi, a fare tutto a modo come tradizione impone. Attendevo l’alba perché sapevo che a scuola ci sarebbe stata una sorpresa, il pomeriggio per farmi dei regali, delle concessioni, dei permessi speciali, la sera per soffiare sulle candele insieme a chi dicevo io.
Quest’anno però no, ho fatto in un altro modo, ho fatto come mi pareva a me e ho gabbato il mio stesso giorno.
Sarà che il numero mi stava sulle palle perché era sciapo, sarà che cascava di domenica e a scuola non si va, sarà che la sera metteva brutto e freddo.
E allora ho festeggiato quando non si pole, quando non si deve, quando è proibito, menagramo, irragionevole e masochistico.
Il giorno prima.
In una città di mare.
Davanti a un cacciucco agliato.
Sopra un ponce al mandarino.
Di fianco all’onde.
In mezzo al vento.
Sotto i chicchi della grandine.
Dentro un negozio di scarpe, uno di cd, uno di vestiti, uno di profumi, uno di libri.
Nella pace di una compagnia esclusiva.
A braccetto alla speranza.