Click!

21 gennaio 2017

Scoccia dirlo, ma la foto in questo blog, scattata anni fa dalla fotografa professionista Laura Albano, mi rappresenta sempre meno. Con gli anni, qualcosa è aumentato, qualcos’altro è diminuito, e non è il caso di stare a puntualizzare cosa. Basti dire che, per onor del vero, sarebbe il caso di cambiarla.
“E sarei felicissima se quella nuova me le faceste voi, ragazzi, visto l’indirizzo multimediale-audiovisivo che state frequentando.”

Mi hanno chiusa in sala pose, mi hanno fatta arrampicare sopra un banco, mi hanno detto accavalli la gamba, guardi qua, guardi là, metta gli occhiali, rida, faccia la faccia che fa quando spiega, luci calde, luci fredde, e vai.
Mi sono divertita un sacco.

Da paura

21 gennaio 2017

E siamo finalmente giunti alla fine dell’Inferno, il XXXIV canto.
Mi fa piacere perché sono stati loro a chiedere di andare avanti anche in quarta e sono loro (“non si lasciano le cose a mezzo, profe!”) a voler proseguire il viaggio mettendo piede anche in Purgatorio e in Paradiso.

“Ed ecco Satana, ragazzi! Ecco Lucifero! Ecco Belzebù! L’angelo più bello, trasformato nell’essere più mostruoso di questo mondo del male e del dolore. La sua testa ha tre facce: rossa quella anteriore, tra il bianco e il giallo la destra, nera la sinistra. Sotto ogni faccia escono due ali smisurate, non di penne ma di membrane come le ali dei pipistrelli: egli le agita pesantemente provocando tre venti che gelano il Cocito. Lucifero piange con sei occhi e fa gocciolare per tre menti lacrime miste a bava sanguinosa. Ogni bocca maciulla un peccatore: a quello che ha il capo nella bocca anteriore e dimena fuori le gambe viene strappata la pelle a graffi, supplizio ancor più atroce dei morsi che riceve. E’ Giuda Iscariota. Gli altri due, che hanno il capo pendente dalle bocche di Lucifero, sono Bruto (“vedi come si storce! e non fa motto!”) e Cassio. Ma sta scendendo la notte e bisogna ripartire: all’Inferno non c’è altro da vedere.”

Fate ai ragazzi una lezione da paura e le due ore voleranno.

Nella tana delle tigri

20 gennaio 2017

Insegna Matematica ma tiene anche corsi di teatro alla Pergola. E’ alto e magrissimo, quasi puntuto, atletico e spedito, agile, carismatico e trascinatore, pieno d’energia e di sorrisi, sembra sempre felice e non gli girano mai i coglioni.
“Ma come tu fai?!” gli chiedo in un’ora buca, nell’ampio disimpegno tra le due sale professori.
“Semplice: mi alleno.”
“Ti alleni?!”
“Eccerto. Mica avrai pensato che questo fisico sia dono di madre natura. Dietro c’è lavoro, tantissimo lavoro.”
“Non fa per me. Io detesto le palestre.”
“Ma quali palestre. Io vado… nella tana delle tigri!”

Nella Tana delle Tigri (non un nomignolo, il nome vero di questo posto assurdo) si fanno kraf maga e self defence. A forza di strisciare sul pavimento, saltare per aria e tirare cazzotti al vento, ti insegnano la difesa corpo a corpo, la difesa da armi bianche e da fuoco, la lotta a terra e gli attacchi di gruppo. Tutto viene fatto senza l’ausilio di pesi o attrezzi, rigorosamente a corpo libero, perché lo scopo non è gonfiarsi i muscoli ma conquistare l’agilità totale e duratura.

La domanda è quanto starò a infilarmi in quella tana anch’io.

Mi vergogno

20 gennaio 2017

Lei ha una sorella gemella, che però frequenta un’altra scuola.
Domattina deve venire per non so quale motivo al nostro liceo. Chiede alla sorella se, fatto quello che ha da fare, può fermarsi per due ore e assistere alla mia lezione.
“Allora professoressa, che le dico, la faccio venire?”
Quando le dico no perché mi vergogno, stenta a credermi. Forse perché io a lezione sono libera e disinibita, mi metto in gioco fino in fondo e mentre spiego cose serie scherzo, rido e faccio diffuse figure di merda; attualizzo, ironizzo, mi commuovo, decontestualizzo, costruisco e demolisco, sfido, invento e tiranneggio, metto maschere e le tolgo, cammino sui trampoli e sulla fune. E non mi vergogno mai.

Ma tutto questo è possibile solo grazie a loro, a quelli che mi stanno davanti ogni giorno e che da un anno e mezzo ho imparato a conoscere, e mi stanno a cuore come creature preziose e delicate, e mi fido di loro, e per loro sono disposta ad essere regista e burattinaia, maestra e cabarettista, buffona e professoressa. Solo davanti a loro mi riesce. Metteteci un corpo estraneo e l’incantesimo svanisce, e io mi sento nuda, scema, idiota, e mi vergogno.
Quando glielo spiego, lo capisce alla perfezione: lasceremo la gemella fuori dalla porta.

Dopo l’amore

20 gennaio 2017

E’ stato presentato nella sezione Festa Mobile della 34ma edizione del Torino Film Festival dopo il passaggio a Cannes 2016 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs. Porta la firma di Joachim Lafosse. Lo hanno interpretato Bérénice Bejo e Cédric Kahn. Lo hanno definito il Kramer-contro-Kramer dei nostri giorni.

Arriviamo allo Spazio Uno proprio mentre escono gli spettatori dello spettacolo precedente.
“Com’è questo film?” chiedo a chi incrocio.
“Mmmmh” dice uno.
“Peso” dice una.
“Pesissimo” dice un’altra.
“Di una tristezza infinita” dice un’altra ancora.
“Due palle” chiosa una signora con l’accento inglese che però padroneggia le sfumature dell’italiano.

A noi invece è piaciuto tanto. Perché ci ha fatto capire (ne avevamo bisogno?) che è di gran lunga preferibile la libertà, alla prigionia di un amore che non è più amore.

FullSizeRender-13

Per un numero

20 gennaio 2017

Alla verifica di Storia il Giamaicano viene alla cattedra e come se fosse la domanda più lecita del mondo chiede scusi profe quando c’era Carlo Magno il papa mi sembra si chiamasse Leone però non mi ricordo il numero non è che me lo potrebbe dire lei? E siccome gli rispondo ma che ti sembrano domande da fare aggiunge eh capirai come la fa lunga per un numero.

Un po’ di culo

19 gennaio 2017

“Ragazzi! Avete letto della nuova maturità? Per l’ammissione non sarà più necessario avere la sufficienza in tutte le materie ma basterà avere la media del 6 compreso il voto di condotta, gli scritti non saranno più tre ma solo due quindi niente terza prova. Cambierà anche l’attribuzione del credito scolastico, fino a quest’anno pari a 25 punti per l’ultimo triennio. Dal 2018 (quindi l’anno in cui i maturandi sarete proprio voi) la carriera scolastica peserà di più: 40 punti (12 al terzo anno, 13 al quarto e 15 al quinto anno). E, di conseguenza peserà meno l’esame: 20 punti ciascuno per i due scritti – Italiano e prova d’indirizzo – e per il colloquio. Che ne dite?”

Ne dicono che, dopo tanta sfiga, menomale un po’ di culo.

Con dedica

19 gennaio 2017

S’intitola “Il lottatore mannaro”. Sottotitolo: “Huuuuuuu”. Dice così (testualmente).

C’era una volta un ragazzo di nome Jack che di sport praticava il wrestling e all’inizio di ogni incontro ululava per spaventare il pubblico, l’arbitro e anche l’avversario. Tutte le volte della fine dell’incontro Jack andava sopra una montagna dove c’era la sua tana e si trasformava in un lupo mannaro. Una sera, mentre andava sulla montagna, Jack ha incontrato una bambina di nome Annie che si era persa. Appena vide Jack, la bambina si nascose dietro un cespuglio, ma lui le disse che era sotto un incantesimo e che non le avrebbe fatto del male. Jack la portò a casa e la cresse (sic) fino a farle avere 30 anni. Dopo Jack guarì da questo incantesimo perché gli serviva solo tanto affetto.

E’ il primo libro (illustrato) scritto dal Frenky.
La dedica mi riguarda da vicino.
Alla mia zia che gli piacciono tanto i libri e mi diverte tanto.

Mi sento come se me l’avesse scritta Alessandro Manzoni.

Notizie dalla cattedra

9 gennaio 2017

- Tutti sembravano più grandi
- Non tutti hanno finito il libro assegnato in lettura per le vacanze
- Tutti hanno fatto grammatica
- Qualcuno ha svolto il lavoro facoltativo e ha iniziato l’anno con un voto grasso
- Alcuni hanno dichiarato di sentire la mancanza delle discussioni tematiche a cui ci abbandonavamo spesso l’anno scorso
- Tutti hanno preso appunti su Caracalla
- Uno ha proposto di leggere Bukowski
- Resiste l’amore nato prima di Natale tra quei due di terza
- Quelli di quarta avevano il sorriso che riscalda il cuore

Una notizia sopra tutte:
- La Bionda si è fatta rossa

Le alternative

8 gennaio 2017

Le alternative per oggi, ultimo giorno di vacanza, erano due.
Serrarsi in casa al caldo, vestire la tutina e calzare le babbucce, legarsi i capelli, approfittarne per rientrare mentalmente nella modalità lavorativa, preparare la lezione, dare un’occhiata agli esercizi da assegnare, finire di correggere quegli scritti che sonnecchiano sulla scrivania da due settimane, alternare la lettura di quel libro al lavoro per la scuola, fare un pranzo veloce e frugale e merenda con un teino.
Oppure.
Sbattersene del freddo, buttarsi addosso un cappottone caldo e mettersi ai piedi due stivaloni massiccissimi, liberare i capelli al vento, respingere ogni pensiero di responsabilità professionale, lasciare intonsi libri, appunti e pacchi di compiti, uscire all’aria aperta, passeggiare sotto il sole, pranzare fuori ordinando piatti speciali e tornare a casa con il buio dopo aver guardato il cielo tutto il giorno.

IMG_4888