Bruno è il mattino

22 ottobre 2017

Lui ha la fissa per i boxer. Io la fissa per i beagle. Stamani ci siamo dati appuntamento al parco per far conoscere Bruno e Bobi.

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Dumbo non è nessuno

22 ottobre 2017

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Wash Dog

22 ottobre 2017

Tre erano gli afrori che attiravano irresistibilmente Nello, durante le nostre passeggiate.
1. di pesce marcio
2. di merda equina
3. di merda umana
Accident’ai pescatori che, dopo aver tirato all’amo un pesce che non gli interessava, anziché ributtarlo nel fiume lo lanciavano all’indietro, tra i cespugli, e nei giorni successivi quel pesce andava in putrefazione.
Accident’a chi sfrutta i cavalli per trainare le carrozze in centro, e si lascia dietro i maxi escrementi di quegli adorabili animaloni che meriterebbero di vivere in assoluta libertà.
Accident’a chi gli viene uno strizzone in mezzo al bosco, si cala le mutande, e caca tra le frasche, senza ripulire.
Nello impazziva in tutti e tre i casi: andava giù di collo e vai, ricche strusciate per assorbire più puzzo possibile.
Una volta eravamo appena usciti dalla toilettatura, pareva un damerino. Lo portai sul lungarno a San Giovanni, s’imbatté in un pesce morto, fu la fine. A suon di pedate lo riportai da Patrizia, la lavacani.

Ieri, per uscire dai soliti sentieri delle amate Cascine, con Bobi risaliamo il corso rurale del Mugnone.
“Che pace.”
“Davvero, che posto bello, tranquillo, sicuro.”
E insomma dopo mezz’ora s’era da Wash Dog.

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L’educatore

20 ottobre 2017

La nostra prassi quando andiamo alle Cascine è sempre quella: parcheggiare l’auto di fronte alla Facoltà di Agraria, tagliare di traverso il pratone dove i peruviani giocano a pallone, infilare il sentierino in mezzo al bosco e puntare all’Anfiteatro.
Ma ieri sul pratone c’era un fermento strano, tanti cani e relativi umani, tra i quali riconosco Michela, amica canaia proprietaria di un bellissimo beagle, Ares.
“Chi è tutta questa gente?”
“Siamo il gruppo che frequenta Cane Sapiens.”
“E che cos’è?!”
“L’associazione di educatori cinofili di cui ti avevo già parlato quando ci siamo conosciute poche settimane fa. Vedi, quella è Tiziana e quello è Filippo, sono due dei quattro educatori a cui ci rivolgiamo per qualche lezione e per qualsiasi consiglio.”
“Ciao Tiziana, ciao Filippo. Io sono l’umana di Bobi.”
“Questo canino è troppo bello, devi unirti a noi.”
“Ma io non sono associata, non sono vostra cliente.”
“Non importa: il giovedì facciamo sempre una lunga passeggiata qui nel parco, vieni pure con noi, ci fa piacere.”

Da quando esco insieme a Bobi, ho conosciuto una valanga di persone: gente che magari vedo una volta e poi non vedo più, gente con cui mi do appuntamento per rivedersi ancora, gente che scientificamente scanso perché anche chi possiede un cane può essere una persona da evitare, gente che ho incontrato un giorno, che mi era piaciuta un sacco e che non riesco più a beccare, tra i sentieri e le stradine del parco più grande e più bello di Firenze.
Michela per esempio è una giovane donna intelligente e affabile: a novembre lascerà per sempre l’Italia e si trasferirà con il suo beagle e il suo compagno a vivere in un’isola delle Canarie.

“Ma questo Bobi, oltre ad essere bellissimo, è un portento!”
“Grazie Filippo, sì, è veramente un cane simpatico.”
“Non è solo simpatico: è socievole, disinvolto, fiducioso e impavido. Osservalo: non ha paura nemmeno dei cani grossi.”
“No, infatti, lui non teme nessun cane, vive ancora nell’illusione che tutti i cani del mondo siano sempre allegri e positivi come lui, le smusate che ha preso da qualche adulto umorale non hanno scalfito la sua visione rosea della caninità ed è convinto che nulla di male potrà mai accadergli.”
“E infatti: dovrai essere tu a dirgli che le cose purtroppo non stanno così.”
“Io?!”
“Certo. Cominciando per esempio a coccolarlo meno. Quanto lo coccoli di media in una giornata?”
“Fatta eccezione per quando sono a lavorare, in continuazione.”
“Ecco. Devi diminuire. Una coccolina ogni tanto, niente di più.”
“Ehm, scusa Filippo. Io e Bobi dormiamo addirittura insieme. Le nostre notti sono punteggiate da baci e abbracci, ci cerchiamo nel materassone e quando c’incontriamo adottiamo posizioni di perfetto incastro. Io sono capace, in piena notte, di svegliarmi, accendere la luce, e contemplarlo per lunghissimi minuti, rivolgendo preghiere di ringraziamento al dio degli animali per avermi fatto incontrare un cane così dolce. E tu mi dici di coccolarlo meno. Come fo?!”
“Capisco, ma credimi: devi far crescere il tuo cane. E’ impensabile riuscire a conservarlo il cucciolo credulone che è adesso. Deve farsi circospetto.”
“Hai ragione, la circospezione è una dote. Che, come Bobi, nemmeno io ho.”
“Occhio poi a ricordargli sempre che non è lui il maschio alfa: sei tu la femmina alfa.”
“Senti Filippo, ho letto questa storia in tanti libri e me l’ha detta un sacco di gente. A me piace avere un maschio alfa in casa. Posso continuare a fargli credere che comanda lui?”
“Fai come credi. Ma così facendo creerai uno stress inutile al tuo cane quando si accorgerà che, in quanto cane, non è in grado di prendersi cura in tutto e per tutto di te.”
“Ok allora provo a fare come dici tu.”
“Altra cosa importantissima: non premiarlo sempre ogni volta che fa la cosa giusta. Il croccantino va bene, ma non deve essere scontato. Devi comportarti come una slot machine: a volte si vince, ma non è detto. Il tuo cane deve fare le cose per te. Tu devi essere il suo mito, il suo amore più grande, l’umana per cui valga la pena abbandonare la compagnia di qualsiasi altro cane, la persona da seguire dovunque e comunque, la luce che guida nella notte, la voce affidabile che rassicura, la mano dolce che accarezza, l’occhio che comunica anche se la bocca non parla. E ricordati sempre quello che ti dico adesso: quando devi rimproverarlo, non crollare davanti alla sua bellezza.”

Mi sono gasata abbestia, non vedo l’ora di prendere una lezione vera.

Caro Lorenzo

17 ottobre 2017

E’ dedicato (anche) a Lorenzo Milani l’ultimo numero di Testimonianze, la rivista culturale fondata da Luigi Balducci. Verrà presentato domani pomeriggio alle 17,30 presso la Sala Progetti Arte Contemporanea delle Murate.
A introdurre e coordinare i lavori sarà il professor Stefano Zani; a effettuare le letture sarà l’attore Massimo Salvianti.
Interverranno il direttore della rivista Severino Saccardi, il presidente del Comitato Scientifico di Testimonianze Andrea Bigalli, il filosofo, scrittore e docente all’Università di Firenze Sergio Givone.
E io.

Bobi è un cane bravissimo. Ormai posso dirlo con cognizione di causa, sono due mesi che viviamo insieme e lui esaudisce tutti i giorni i miei desideri: ha imparato il “seduto” (di cui allego foto dimostrativa perché la faccia che gli viene quando si siede a comando è la sintesi della tenerezza e della simpatia), non pìgola per avere il cibo degli umani, è felice di mangiare solo la sua pappa, non abbaia in casa se non quando inizio io, non distrugge nessun oggetto domestico e rispetta tutte le mie cose, dai libri alle scarpe, dalle borse al tappeto del bagno, la mattina quando vado a scuola non emette un fiato, ma si acciambella nella sua cuccia, dove esattamente lo ritrovo quando torno, quando siamo al parco non si allontana mai da me e, benché coinvolto in corse, lotte e giochi con altri cani, basta che lo chiami e viene. Tutte queste prestazioni fanno di lui un cane amabile, diventente e dolcissimo, proprio il cane che sognavo.
Ma anche la perfezione ha un neo.
Quello di Bobi è strettamente connesso al suo apparato digerente: dopo quattro mesi di vita e due di convivenza, egli piscia e caga ancora in casa. Cioè, quando siamo fuori si libera come tutti gli altri. Ma per esempio la mattina appena alzato, o il pomeriggio appena sveglio dalla pennica, si acquatta su quelle zampotte tozze e me la sgancia là, sul mio lucidissimo pavimento in marmo chiaro tirato a cera.
“Quando imparerà a non farlo più?” chiedo un po’ preoccupata ai tanti umani conosciuti a giro.
“Eeeh, cosa pretendi, è piccolo!”
“Il mio ha smesso a sei mesi.”
“Il mio a nove”
“Il mio a un anno.”
“A un anno?! Vorreste dire che a giugno sarò ancora fissa a 90 gradi ad asciugare, disinfettare e rilucidare quelle chiose odiose?!”
“Tu intanto inizia a fargli capire che i bisognini in casa non si fanno.”
“Ho applicato alla lettera gli insegnamenti di Jan Fennell, nota educatrice canina inglese, ma per ora come parlare al vento.”
“Ogni volta che la fa fuori devi premiarlo con tanti complimenti, tantissimi MA BRAVO IL MIO CAGNONE, ripetute carezze e pacchette sul dorso, e un biscottino piccolo piccolo di quelli fatti apposta per l’addestramento.”
“Quando la fa in casa devi ignorarlo. Non dirgli niente.”
“Come no! Non dargli retta: io al mio gli urlo dei sonori NO!”
“L’importante è che tu non ti faccia vedere mentre pulisci dove lui ha sporcato.”
“Ma ancora più importante è che tu impari a prevenire l’attimo in cui lui deve liberarsi l’intestino.”
“E questo generalmente accade dopo un’azione che finisce: la fine del sonno, la fine del pasto, la fine del gioco. Come i bambini.”

Finché è arrivato un umano ruvido e spiccio che ha liquidato la questione: “Io col mio ho provato tutte codeste cazzate -ha detto- poi un giorno che mi giravano i coglioni gli ho preso il muso e gliel’ho stropicciato sulla merda smollata di fresco in cucina. Da allora la fa sempre fuori.”

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Orario definitivo

15 ottobre 2017

Quando uno insegna, l’orario scolastico equivale alla sua vita per un anno. Si capisce quindi quanto la comunicazione di quello definitivo sia importante per poter vivere 9 mesi almeno sopportabili.
In quello provvisorio io entravo ogni mattina alla prima ora. Poiché il mio risveglio segue una serie di piacevoli rituali (una lenta e lunga colazione affiancata alla lettura di tre quotidiani online, una doccia da cui non si può prescindere, un trucco e parrucco che mi rendano presentabile, la preparazione della merendina salutare da portare a scuola, il controllo della borsa con i libri e tutto il materiale necessario alla lezione) e poiché adesso ho un cane, per me entrare alla prima ora equivale a puntare la sveglia alle 5 e 45.
Per questo tempo fa mi sono fatta coraggio e ho scritto una mail solo apparentemente assurda ai colleghi responsabili di questo compito delicatissimo: per supplicarli di venirmi incontro considerando la mia imprevista condizione di neomamma. Venirmi incontro voleva dire solo farmi entrare almeno una volta un po’ più tardi e non farmi stazionare a scuola per 6 ore, costringendomi a lasciare Bobi solo troppo a lungo. Niente di più.

Ieri è stato reso noto a tutti noi docenti l’orario definitivo dell’anno scolastico 2017/18.
In un eccesso di disponibilità, credendo indubbiamente di farmi un regalone, oltre alle suddette concessioni, gli addetti all’orario mi hanno assegnato come giorno libero il sabato.
Tutti gli insegnanti del mondo ambiscono ad avere il sabato libero.
Tutti tranne io, che lo detesto.

Il trauma

15 ottobre 2017

Aveva conosciuto Milla, con una pallina in bocca, e il gioco di inseguirla per rubargliela era durato tre quarti d’ora buoni, mentre io e il suo umano facevamo conoscenza sul bordo dell’Anfiteatro alle Cascine.
Poi aveva incrociato una banda di canini, tutti della sua stessa taglia barzotta, ed era stato un tripudio di polvere, terra, erba pesticciata e ruzzoloni.
Più là due lupi, buoni come una coppia di agnellini, con la sua stessa brama di correre per arrivare primi a un traguardo inesistente.
Infine Tricù, bassotta a pelo ruvido del colore del tabacco, simpatica ed energica, che lo aveva trascinato in una gara massacrante.
Era distrutto, felicissimo. Grato, mi guardava con la riconoscenza scritta sopra il muso. Amoreggiavamo con gli occhi camminando, lui voltandosi verso di me, io sorridendogli ogni volta che il suo sguardo s’incrociava con il mio.
Quando, a un tratto, è sbucata lei. Tea. Meticcia, risultato dell’incontro erotico di un maremmano e un border collie, più bianca che nera, alta, pelosona, indiscutibilmente bella.
“Sì, effettivamente è bella, viene dal canile, è molto intelligente.”
“Bobi, ti piace questa canona eh? Guarda come giocano volentieri!”
“Davvero, lei adora i cuccioli, si fa fare tutto, non si rivolta mai.”

In effetti non s’è rivoltata nemmeno quando Bobi ha sguainato una sciabola rosso fuoco nascosta fino a quel momento tra le zampe posteriori e ha preso a simulare un coito dopo averla aggaignata con le zampe anteriori per i fianchi. Scoprivo in quell’istante che il mio cucciolino, 4 mesi appena compiuti, ha un pisello vero. Ma non il pisellino innocuo dei cuccioli: una fava di tutto rispetto capace di triplicarsi per dimensioni in un baleno. Una minchia sbucciata come il culo delle scimmie, un baccello presuntuoso e rivoltante impennato in direzione di un’invisibile fessura.

“Due cose -gli ho detto tornando a casa- a. scordati stanotte di venire a letto insieme a me; b. adesso per il trauma non mi viene in mente altro ma ci penserò.”

Anagrafe canina

14 ottobre 2017

Sono già due mesi che vivo insieme a Ubaldo. Il tempo passa in fretta, quando si è felici.
“Sì, ma guarda che devi fare la registrazione del cane. Non sei in regola. Devi venire da me, all’anagrafe canina.”
E’ un gran culo avere un caro amico che lavora nel settore veterinario della Asl. Anziché andare al Cup a romperti i coglioni, gli mandi un messaggino e fissi con lui: quando ti ci trovo?
Ce l’ho trovato ieri, lui, la sua cana Bu e una milionata di zanzare indiavolate.
“Nooo, guarda com’è, pare Nello in miniatura.”
“Ti piace?”
“E’ bellissimo.”
Gli ho passato tutti i documenti, ho pagato il bollettino al punto rosso, e poi tutto il resto del tempo è stato nostro.
“Ma ti dà retta? E’ ubbidiente?”
“Molto. Lo tengo già tranquillamente sciolto, non si allontana mai, quando lo chiamo torna subito anche se sta giocando con altri cani.”
“Accidenti. Allora è ancora meglio di Nello. Ti ricordi quando vivevamo insieme e tu me lo lasciasti in custodia per andare a una riunione a scuola?”
“Sinceramente no, non lo ricordo.”
“Ecco, io invece sì e parecchio: quell’imbecille mi scappò nel campo, sparì tra gli ulivi e tornò solo quando lo decise lui, ore dopo. Io nel frattempo mi ero sgolato a forza di chiamarlo ed ero disperato all’idea di doverti confessare che ti avevo perso il cane.”

Com’era simpatico, Nellone.

Datemi un titolo

13 ottobre 2017

“Su cosa vi piacerebbe scrivere il prossimo tema?”
“Cioè, ci sta chiedendo un argomento?”
“Sì, un argomento per uno. Il mio desiderio è farvi scrivere su qualcosa che vi piace e v’interessa davvero, non le solite pappardelle imposte da noi insegnanti.”
Se io potessi scrivere il manifesto politico del 2017.”
Il rapporto tra l’uomo e la morte.”
Il nichilismo giovanile.”
Una notizia assurda raccontata in stile giornalistico.”
Inventa un popolo, o una cultura.”
Immagina di passare fisicamente attraverso le opere d’arte.”
M’è venuta così anche questa, mentre li guardavo.
Loro hanno suggerito idee grandiose.