Amapola, lindisima amapola

Pubblicato il 21 maggio 2015 da antonella landi

Le lingue straniere mi piacciono un po’ tutte.
Da quando insegno in questa scuola multietnica, soffro il fatto di non conoscerne decorosamente neanche una.
Dell’inglese ho un ricordo liceale piuttosto sbiadito e non abbastanza rinfrescato dai miei viaggi all’estero.
Il francese mi fa tanto sospirare, ma non l’ho mai studiato quindi non lo so.
Del tutto inutili si sono rivelati i due corsi di cinese che ho seguito: non vado oltre i saluti di base, i numeri da zero a dieci e la frase wo shi làoshì=io sono l’insegnante, che ripeto a chiunque incroci per i corridoi e abbia gli occhi a mandorla.
Con l’albanese, il rumeno e il moldavo non mi ci son nemmen provata.
Per l’arabo non ho predisposizione alcuna.
Resta lo spagnolo.
In quarta ho tre alunne peruviane.

“Yo quiero muchissimos l’espanol!”
“Profe guardi che non basta mettere la esse in fondo…”
“Alora porque non me lo insegnates por bien una voltas para todas?!”
“Profe la smetta, il suo spagnolo è terribile.”

Stamani entravo alla quarta ora.
Fino alle 10 mi sono esercitata a casa con i video di Andrea Bocelli e Natalie Cole.
Poi in classe, prima di iniziare la lezione, ho chiesto il silenzio e gliel’ho cantata tutta.
“Amapola, lindisima amapola/ sera siempre mi alma/ tuya sola/ Yo te quiero amada nina mia/ igual que ama la flor la luz del dia/ Amapola, lindisima amapola/ no seas tan ingrata/ Mirame/ Amapola, amapola/ como puedes tu vivir tan sola?…”

Mi guardavano come si guarda una demente.
E hanno detto che quell’Amapola lì pare una canzone di chiesa.
Di quelle tristi.

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