Mi sono messo sulla strada

Pubblicato il 8 luglio 2009 da admin

Mi sono messo sulla strada perché l’alternativa era morire.

Mia madre era scomparsa, e i miei fratelli insieme a lei.

Io, ogni ora che passava, assomigliavo sempre più a un topo.

Un topo brutto, sudicio e cattivo; una pantegana di fiume, l’occhio incollato su se stesso, la coda nuda.

Invece, da quando sono nato, ho sempre creduto di essere buono: non ho mai litigato con nessuno, voglio stare in pace con il mondo, mi diverto anche da solo (meglio se insieme alla mia ombra) e non faccio che sognare qualcuno che mi ami.

L’amore arriva un giorno che non te lo aspettavi, dopo un temporale osceno che ha gli stessi suoni del tuo stomaco deserto.

L’amore scende dall’alto e ha la forma di una mano.

L’amore ti aggancia senza farti male e ti solleva, su su su, sempre più su, tanto che il mondo lo vedi dal cielo e il vento ti asciuga via la pioggia.

Bello però, il mondo.

Mi piace tanto, da quando quella mano mi ha abbracciato dalla pancia e una voce ha detto che ero bello anch’io; da quando ho ricominciato a inseguire la mia vita a passi rapidi e scattanti; da quando non sembro più un topo brutto, sudicio e cattivo, ma sembro esattamente ciò che sono.

Un gatto di quaranta giorni approssimativi, settecento grammi scarsi, due colori spennellati in armonia e un inconfondibile profumo.

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