Transumanza

Pubblicato il 10 settembre 2015 da antonella landi

Quando lavoravo a Bergamo, per due anni di fila insegnai all’ITIS “Majorana” di Seriate. Una delle scuole che ho amato di più in questi 23 anni di professione.
Ci stavo bene perché i colleghi erano tutti straordinari (ciao Dora, ciao Angela, ciao Peppe), perché il preside (Carlo Martelli, e già per il nome non potevi non amarlo) era un’ottima persona, perché la vicepreside era ottima almeno quanto lui, perché gli studenti erano di una simpatia disarmante, perché i bidelli erano da adottare in massa e portarli a casa, perché la segreteria funzionava a perfezione e perché c’era un bar immenso nell’atrio centrale ad accogliere ogni mattina il tuo arrivo con aroma di caffè e brioche calde.
L’edificio non era nulla di che, ma era funzionale, con il suo bel parcheggio posteriore dove il professore di Elettronica si fermava giornalmente a schiacciare la sua siesta.
Ma la cosa che mi garbava di più di quella scuola erano i cambi dell’ora.
La campanella suonava e tutti, dico tutti, studenti e professori, ci riversavamo negli ampi corridoi, ciascuno alla ricerca dell’aula in cui trascorrere l’ora di lezione successiva. Sempre. A tutte le ore. Nessuna classe risiedeva in pianta stabile in una stanza, ma tutte cambiavano luogo a seconda delle materie e delle attività da svolgere.
Per me era l’occasione ghiotta di incrociare (appunto) Dora (la mia amicona di Trapani con cui oltre alla scuola condividevo passeggiate, gozzoviglie e shopping compulsivo), Angela (la mia stimatissima collega di Italiano da cui cercavo di succhiare cultura e ispirazione), Peppe (il mio cazzonissimo collega messinese di Chimica, con cui condividevo grandi sgranate post-lavorative e lunghe pedalate in bicicletta), ma anche Vincenzo (insegnante di Educazione fisica con la passione per il canto, che quando mi intravedeva dal fondo del corridoio intonava “COME SAPREIIIII…”, a cui io dalla parte opposta rispondevo “AMARTI IOOOO…” e che replicava “NESSUNO SAAAPREBBE MAAAIIII….”), per non parlare di tutti gli studenti, a ciascuno dei quali dovevo ogni volta rompere i coglioni.
Era una meravigliosa transumanza umana che rendeva ogni mattina un’avventura paragonabile agli incontri che si fanno sul Sentiero di Santiago.

Ieri ho scoperto che anche all’artistico è così.

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