Ma lei oggi c’è?

Pubblicato il 29 novembre 2015 da antonella landi

Ore 7:45 di una gelida mattina. Attraverso il parco della scuola chiusa nel cappotto e isolata nelle cuffie. Incrocio un primino buffo che sgrana due occhi così e mi fa: “Professoressa, ma lei oggi c’è?!”
Poiché è un burlone, penso che mi prenda in giro e lo oltrepasso con lo sguardo.
Nell’ottagono mi viene incontro la custode, stessi occhi sgranati del primino: “Professoressa, ma lei oggi c’è?!”
Il dubbio sorge.
“Ma perché, non dovrei esserci?”
“No, risulta assente.”
“Ma io ci sono.”
“Ma la classe delle prime due ore è stata lasciata a casa fino alle 10. E quella delle ultime due ore uscirà a mezzogiorno.”
“Ma perché?!”
“Perché dalla segreteria è arrivato la comunicazione della sua assenza.”
“E’ impossibile. C’è un errore.”
Mando un sms al gruppo su whatsapp (sì, ci sono ricascata).
Digito: RAGAZZI! CHE CI FATE TUTTI A CASA?! IO SONO A SCUOLA! mentre penso: tanto dormono tutti, leggeranno tra due ore. Invece leggono subito, ma questo è un altro discorso le cui perniciose conseguenze emergeranno a breve.
“C’è bisogno di una sostituzione in 2A: professoressa ci va lei?” (aperta parentesi: se c’è una cosa che odio è fare supplenza.)
“Certo, naturalmente.”
La 2A mi accoglie come si accoglierebbe un tafano (aperta parentesi: se c’è un’altra cosa che odio è venire scacata dagli alunni delle classi dove faccio supplenza). M’intestardisco per farmi accettare: gioco la carta dell’appello ragionato e annuncio che, finito quello, farò regolare lezione.
“LEZIONE?!?! Ma noi dobbiamo ripassare, dopo abbiamo Matematica!”
Un bel chìssene e vai con Foscolo, pagina 135, Solcata ho fronte, un sonetto, una garanzia. Lettura interpretativa, parafrasi condivisa, commenti a piovere, mimica impudica.
Bussano.
“Avanti.”
Colpo di scena, entrano alla spicciolata quelle che dovevano dormire perché entravano alle 10.
“O voi?!”
“Professoressa, abbiamo letto il messaggio, ci siamo scapicollate a scuola. Ma lei quindi oggi c’è?!”
Le faccio entrare e le sistemo di fianco alla cattedra. Intanto bisbiglio alla classe che ci ospita con accresciuta curiosità: “Pss, ehi, quelle Solcata ho fronte la sanno a memoria. Aiutatemi a convincerle a declamarvela.”
Applauso d’incoraggiamento e (capelli arruffati e cispe agli occhi) dal materasso su cui giacevano mezz’ora prima eccole ritte in punta alla cattedra incredule del loro destino.
Panico e tripudio.
A me però intanto un po’ mi girano: anziché i miei consueti 20 alunni, mi ritrovo a doverne gestire 40 per colpa di una segreteria distratta.
Bussano.
“Professoressa la vogliono al telefono.”

Un mese e mezzo fa avevo presentato regolare domanda per un giorno di permesso da trascorrere a un corso di formazione dedicato a Vasco Pratolini. Questo.

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