Fuka

Pubblicato il 25 gennaio 2016 da antonella landi

Sono quattro mesi che la punto, nel parco della scuola.
Arriva tutte le mattina verso le dieci con il suo proprietario, lui in bicicletta, lei a corsa dietro. Sotto il solito albero lui si ferma, scende dalla bici, la parcheggia, si sfila la tracolla e ne estrae un freesby giallo fluorescente.
Quindi cominciano la danza.
Lui lancia il freesby, lei corre a prenderlo.
Lo afferra al volo con la bocca molto prima che si acquatti a terra.
Lo riporta a lui e lui glielo rilancia.
Stanno lì un’ora, a volte due. Silenziosi, discreti, lui non proferisce verbo, lei non accenna un abbaio. La loro danza è uno spettacolo a vedersi, perché lui ha l’eleganza tipica degli orientali, e lei quella dei levrieri. Lei non ha un corpo: ha un giunco. E non ha una coda: ha una poesia.
Tutti i miei colleghi hanno fatto caso alla coda di quel cane, che quando è in movimento non è uguale a nessun’altra coda. A volte ci batte sopra il sole, e t’ipnotizza come l’oro.
“Ma secondo voi che cane è?”
“Un levriero certamente.”
“Ma che tipo di levriero?”
“A colpo d’occhio parrebbe afgano.”
“Invece no: gli afgani hanno il pelo lungo dappertutto. Questo di peloso ha solo quella coda spaziale.”

Stamani sono andata incontro all’orientale.
“Scusa.”
“?”
“Vorrei conoscere il tuo cane: me lo presenti?”

E’ un levriero persiano. Si chiama Fuka. Significa vento di alba. E’ timidissima e riservata. Non si è fatta mai accarezzare. Però si è lasciata fotografare. Cioè: s’è messa proprio in posa. Così.

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