La tata fotografa

Pubblicato il 28 gennaio 2016 da antonella landi

Vivian Maier, New York 1926-Chicago 2009.
Di lei si sapeva solo che era una tata.
Finché un giorno a un’asta un certo John Maloof (anche lui americano, figlio di un rigattiere) acquistò in blocco per 380 dollari il contenuto di un box zeppo degli oggetti più disparati, espropriati per legge ad una donna che aveva smesso di pagare i canoni di affitto. Mettendo ordine tra le varie cianfrusaglie (cappelli, vestiti, scontrini e perfino assegni mai riscossi di rimborso delle tasse), Maloof reperì una cassa contenente centinaia di negativi e rullini ancora da sviluppare. Dopo aver stampato alcune foto, Maalof le pubblicò su Flickr ottenendo un interesse entusiastico e virale e l’incoraggiamento della community ad approfondire la sua ricerca.
Gli si spalancò un universo: l’universo di una donna introversa fino all’ossessione, affascinante e inquietante insieme, sensibile e al contempo spietata. In poche parole una pazza. Ma con l’arte della fotografia nel sangue.
Quello di Vivian Maier è diventato un caso, che è diventato mostre itineranti, che sono diventate un film.
Il film è nelle sale di categoria, non in quelle dove proiettano la merda.
Cercatelo.
Ne stravale la pena.

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