Vi presento il Galimba

Pubblicato il 21 febbraio 2016 da antonella landi

E poi arriva il giorno in cui presenti loro il Galimba, come confidenzialmente lo chiami con la tua collega e amica del cuore, la donna che hai scelto per scrivere un’antologia perché i tuoi gusti letterari coincidono in (quasi) tutto e per tutto con i suoi (lei ama anche il giallo, mentre tu lo detesti).
Prima ne parli con la classe dei più grandi, perché il Galimba scrive di filosofia e alla filosofia bisogna arrivare preparati. Ma presto ne parlerai anche con i più piccini, perché alla filosofia l’uomo nasce predisposto per natura.
“Avete mai sentito parlare di Umberto Galimberti?” chiedi un sabato mattina, mostrando fresca di stampa la pagina con la sua rubrica settimanale.
“No” rispondono loro.
“Bene. E’ ora di fare la sua conoscenza.”
Perché è vero: il Galimba è molto discusso, talora infamato, accusato perfino di plagi occasionali. Ma va conosciuto. Va letto, masticato, gustato, perché ragiona e scrive bene. E perché molto spesso scrive di loro: gli adolescenti. E spesso scrive di scuola, accusando gli insegnanti di non essere adatti al mestiere che fanno. Per cui fa bene ai tuoi alunni, ma fa bene anche a te: magari prima o poi impari a fare il lavoro che fai.
Nel primo articolo che hai scelto per loro il Galimba parla dell’assurdità del concetto di alternanza scuola-lavoro e di come la scuola, prima di preoccuparsi dei lavoratori che sfornerà, dovrebbe preoccuparsi degli studenti che accoglie, preparandoli all’arte della riflessione.
Che scuola è se non addestra al pensiero? dice il titolo del pezzo.
Capisco che oggi parlare di formazione significa parlare di qualcosa che non interessa ai genitori, che pensano unicamente all’attività futura che il figlio potrà intraprendere. Questo spiega per esempio perché assistiamo a un’iscrizione in massa al liceo scientifico rispetto al liceo classico, nell’ingenua supposizione che quest’ordine di studi addestri meglio la mente al mondo della scienza e della tecnica, che è diventato per noi oggi l’unico mondo, a discapito del mondo della vita. Chiamo mondo della vita quel mondo dove fanno la loro comparsa arte, letteratura, cinema, teatro: in una parola la cultura, che poi è l’unico tratto per cui l’uomo si distingue dalla bestia.
“Be’, che ne pensate?”
Alzano la mano, prendono la parola, dicono la loro. Scopri di ciascuno qualcosa di nuovo che non conoscevi, ti fai un’idea ancora più precisa delle loro teste, ne apprezzi l’ardire e la fantasia.
“Per casa scrivetemi qualcosa che sappia interessarmi e travolgermi.”
Perché a scuola non si può solo chiacchierare. Bisogna scrivere. Scrivere. Scrivere.
Lo dice anche il Galimba.

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