Fior di Prugna

Pubblicato il 25 febbraio 2016 da antonella landi

Si chiama Fior di Prugna.
E’ il Centro di Medicina Tradizionale Cinese che abbiamo a Firenze e di cui ignoravo del tutto l’esistenza fino a poco tempo fa, quando sono arrivate le prime caldane da premenopausa, simpaticissimo disturbo fisico che si manifesta all’improvviso quando meno te lo aspetti. Tu sei in classe a far lezione, la tua temperatura corporea è equilibrata, gradevole, perfetta. D’un tratto una vampa inspiegabile e incontrollabile s’impadronisce di te e ti fa prigioniera di un’ondata di calore disumana mai provato prima, che ti colora il volto di vermiglio e le orecchie di viola.
“Profe, occosa c’ha?!”
Eh, cosa c’ho. C’ho le caldane porcaputtana.
“Le ho avute anch’io -dice una delle Dee- Mi davano un fastidio cane. Poi ho fatto l’agopuntura al Fior di Prugna. E sono rinata.”
“Buongiorno, ho le caldane. Vorrei venire da voi per rinascere come ha fatto una mia amica.”
“La aspettiamo.”

Il Centro di Medicina Tradizionale Cinese sorge nel presidio ospedaliero di Camerata, a San Domenico, proprio sotto Fiesole. E’ un ambiente luminoso, immerso nel verde, molto accogliente.
La dottoressa che mi apre la porta a vetri si chiama come me e, come me, sorride volentieri.
“Mi dica tutto.”
“A scuola faccio delle quotidiane figure di merda perché, proprio mentre spiego, divento paonazza, inizio a sudare e sono costretta a estrarre dalla borsa uno dei miei ventagli spagnoli per respingere la caldana, fenomeno che trovo imbarazzante, fastidioso e antiestetico. Voglio assolutamente guarire, ma mi rifiuto di ingoiare pasticche che mi sottoporrebbero a un bombardamento ormonale di cui ho paura, visti gli effetti che ha avuto su mia madre.”
“E’ nel posto giusto: massimo otto sedute e guarirà. In questa prima seduta, però, ci limiteremo a fare una bella chiacchierata, d’accordo?”

La bella chiacchierata è una seduta psicoanalitica in piena regola in cui la mia omonima si fa tutti i cazzi miei, dalla tavola al letto, passando per le abitudini spicciole della quotidianità.
Scopro, per esempio, che i 5 litri di latte che consumo a settimana sono perniciosissimi.
“Lei è pazza. Deve assolutamente smettere di bere latte.”
“Smettere?! Ma se io campo di latte da una vita.”
“Bene, da oggi camperà d’altro, perché il latte, soprattutto quello di mucca, fa malissimo agli adulti, alle donne specialmente, e contrariamente a quanto si creda, favorisce l’insorgere dell’osteoporosi.”
“E cosa devo bere la mattina a colazione, il pomeriggio a merenda, e la sera a cena?! Io senza le mie dosi di latte divento una persona triste.”
“In una fase iniziale provi solo ad annacquarlo.”
“Annacquare il latte?! Qui la pazza è lei.”
“Allora sia radicale e scelga altri tipi di latte.”
“Tipo?”
“Tipo il latte di riso.”
“L’ho provato: mi fa schifo.”
“Il latte di mandorla.”
“E’ stradolce, mi fa vomitare.”
“Il latte di soia.”
“Non sono mica cinese.”
“Non a caso le donne cinesi non soffrono quasi per nulla di caldane.”
“Sì, ma mangiano di merda. Dottoressa, sia onesta: ma che vuol mettere il latte di mucca con il latte di soia?”
“Lei ha ragione: ma il latte di mucca fa male. Oltretutto denuncia una carenza affettiva materna: che rapporto ha con la sua mamma?”
“Non ce l’ho. Mia madre è morta l’estate scorsa.”
“Me lo immaginavo. Motivo in più per orientarsi altrove. Tra parentesi, mi dica: ma come lo beve codesto latte, caldo, freddo o a temperatura ambiente?”
“Dipende dalla voglia del momento: o caldissimo o ghiacciato.”
“Ma si rende conto del danno? Lei rischia una congestione o la gastrite!”
“Vedrà dottoressa: la temperatura ambiente non la digerisco! E’ così anche con l’acqua. Ha presente quando a cena si mangia una pizza Napoli l’arsura che prende nella notte? Ecco, io mi alzo, spalanco il frigorifero e mi attacco alla bottiglia dell’acqua gelida. Che ristoro, che goduria.”
“Cambiamo discorso che è meglio. Verdura ne mangia?”
“Ni.”
“E frutta?”
“Oh, la frutta sì! Da quando ho cambiato scuola e davanti al cancello del liceo ho fatto amicizia col fruttaiolo, tutte le mattine ne compro un sacchetto, benché mezzo me lo soffino i miei alunni di terza.”
“E quale frutta mangia?”
“Da settembre a ottobre ho mangiato uva. Grappoli e grappoli d’uva bianca. Quando l’uva è finita mi sono buttata sui mandarini.”
“Ma lei a livello alimentare è di una monotonia patologica!”
“In effetti sono poco fantasiosa.”
“E si è mai chiesta perché?”
“Perché non posso sprecare tempo a pensare al cibo: mangio quando me ne ricordo e quello che trovo a portata di mano.”
“Questo è sbagliatissimo, per cui adesso facciamo un bel progetto alimentare.”
“Ovvia giù, facciamolo.”
“Fumare fuma?”
“Ho fumato per due anni, ho smesso lo scorso primo di febbraio, giorno del mio cinquantesimo compleanno.”
“Questa è una buona notizia. E mi dica: perché ha smesso? Ma soprattutto, perché aveva iniziato a 48?”
“Perché ho l’intestino pigro e il cicchino mattutino agevolava l’evacuatio.”
“Raramente ho trovato una testa più bislacca della sua. Lo sa che esistono mille metodi più intelligenti per defecare?”
“Certo che lo so: ora lei mi parlerà dei kiwi, frutto che adoravo finché non me l’hanno imposto per andare meglio al gabinetto. Poi mi dirà le fibre, che mi fanno effetto perché mi danno l’impressione di ingoiare fili che mi s’attorciglieranno ai budelli, infine mi citerà lo Psyllogel, che ho assunto per un periodo, lo stesso in cui i miei amici mi chiamavano Miss Mousse perché producevo una cacca paragonabile al gelato del Badiani.”
“Senta, parliamo di sessualità. Immagino che avrà avuto un calo della libido.”
“Neanche per idea. Al contrario, non sono mai stata più libidinosa di così.”
“Lei è un caso raro, che va studiato con molta attenzione. Mi riservo di pianificare un trattamento ragionato per lei: forse non le basterà l’agopuntura, probabilmente dovremo ricorrere all’auricoloterapia (una stimolazione con aghi o semi di colza nell’orecchio), alla coppettazione (l’applicazione di coppette con effetto ventosa su determinati punti del corpo), al fior di prugna (un martelletto con piccoli aghi da utilizzare su tutte le superfici cutanee) e la moxibustione (il riscaldamento di determinate zone del corpo). Ma tutto questo a partire dall’8 marzo, quando inizieremo ufficialmente la terapia, se lei è d’accordo.”

D’accordo?! Non vedo l’ora di cominciare a giocare con tutti quei balocchi orientali.

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