Il calo

Pubblicato il 16 aprile 2016 da antonella landi

Oltre alle caldane, un’altra calamità perseguita le mie mattinate a scuola: il calo.
Il calo è quel momento in cui le energie vengono meno, la visuale si appanna e tu (proprio come in quella pubblicità) non ci vedi più dalla fame.
Per questo porto sempre in borsa la mia scorta di crackers, dadi di cioccolata fondente, frutta secca e fresca.
Stamani no.

“Ohiohi c’ho un calo, c’ho un calo, ragazzi: c’ho un calo!”

Dalla prima fila partono i soccorsi.
La Ballerina estrae dallo zainetto una crostata alla marmellata di albicocche e me la cede. Con difficoltà, ma la rifiuto. Ballerina insiste. Accetto di aprire la confezione e di staccarne un pezzettino, lasciando il resto a lei per il meritato intervallo che l’attende.
La Valdarnese, allora, sguaina da un accurato incarto una sleppa di pizza al pomodoro fresco prodotta e acquistata nientepopodimenoché dal mitologico e insuperabile CANU.
Nessuno (se lo conosce) può dire no a Canu.
Canu è un forno di origine sangiovannese che nel tempo si è espanso con empori farinacei in diversi punti della mia valle natale, giungendo ad aprire una filiale perfino nel quartiere di Campo di Marte a Firenze.
Quella che la ragazza mi sta offrendo con mirabile generosità viene proprio dalla madrepatria.
“TOGLIMI SUBITO DAGLI OCCHI CODESTO BEN D’IDDIO!” esclamo con la bocca invasa di saliva.
La Valdarnese però è molto gentile e generosa: insiste con dolcezza.
“Te ne prendo solo un angolino” annuncio.
Sotto un mastichìo dentale lento e gaudioso del miracoloso impasto, il calo rientra, si riduce, scompare. Posso riprendere il Principe di Machiavelli.

A fine lezione, impacchettati e nascosti vicini alla borsa, trovo due regali: il resto della crostatina e un altro pezzo di Canu.
Sopra, un post-it celeste.
Il calo è un dono, quando studenti amorosi accorrono a placarlo.

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