Finalmente Fabione

Pubblicato il 30 gennaio 2017 da antonella landi

Scoprii che Fabione esisteva un pomeriggio d’estate di qualche anno fa. Ero in punta al Monte Amiata, sbracata sopra una coperta in mezzo a un prato, dedita alla rassegna stampa della domenica con gli allegati che amo di più, La Lettura del Corriere e il domenicale del Sole 24 Ore. Proprio sul primo m’imbattei, a fine inserto, in un racconto di due paginone. Si parlava di come pescare le carpe in compagnia del babbo. Lo firmava lui, Fabio Genovesi.
Un boxettino laterale riassumeva la biografia di questo autore ed elencava i suoi romanzi. Nella prima libreria in cui misi piede comprai immediatamente Esche vive. Cominciò così il mio amore letterario e sconfinato per quell’uomo.
Subito dopo quello mi procurai Morte dei Marmi e Versilia Rock City. Più lo leggevo e più lo amavo.
Da allora presi a balzellare il blog sgangherato che teneva e che ora ha chiuso (in cui recensiva più che altro film horror in chiave finto-seria) per sapere quando avrebbe pubblicato qualcos’altro. E così non mi persi Tutti primi nel traguardo del mio cuoreChi manda le onde, vincitore dello Strega Giovani.
A scuola ho tartassato i miei studenti coi suoi libri, spaccando le classi tra chi se ne innamorava come me e chi non ne capiva la grandezza. Gli ho anche scritto alcune mail, a cui lui ha sempre risposto con simpaticissima gentilezza.
Quando scrissi l’antologia per le superiori con la mia collega, ce lo ficcammo dentro con soddisfazione immensa.
Io però volevo conoscerlo di persona e dirglielo in faccia, quanto mi piaceva.
Oggi era al Gabinetto Vieusseux di Palazzo Strozzi. E io ci sono andata.
“Ci sono domande dal pubblico?”
“Io!”
“Prego.”
“Faccio l’insegnante e faccio leggere i tuoi libri. E ogni volta mi domando cosa posso farci fare senza rovinarli. Aborro le schede, disprezzo le domande di comprensione, detesto i riassunti. A volte imbastisco qualche roba strana tipo mettersi tutti a sedere in terra a cerchio, accendere candele e incensi, cercare la concentrazione e semplicemente parlare di quel libro. Ma ho sempre paura di non fare abbastanza né abbastanza bene. Potresti dirmelo tu, cosa ti piacerebbe che io facessi fare agli studenti dopo che hanno letto un tuo romanzo?”

Fabione prima ha riso. Poi ha ringraziato di cuore. E poi ha risposto.
Avevo ragione ad amarlo così tanto.

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