A voce alta

Pubblicato il 31 gennaio 2017 da antonella landi

Due anni fa comprai un leggìo. Anzi, ne comprai due: uno (non so perché) da tenere in casa, uno da lasciare a scuola.
Lo uso per sperimentare la lettura interpretativa. Fisso un giorno e per quel giorno dico ai ragazzi di portare un testo a testa. Qualsiasi tipo di testo. Una poesia, il brano di un romanzo, il passo di un saggio, qualcosa di serio, un testo faceto. Quello che li rappresenta di più. Quello a cui si sentono legati per il motivo che gli pare. Quel giorno non faremo lezione. Ma sarà una lezione lo stesso. Due ore intere di sole letture. Fra una lettura e l’altra solo applausi e silenzi. Poi quel giorno arriva.

Autobiografia di uno Yogi di Paramahansa Yogananda, Effetti collaterali di Woody Allen, Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne, Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams, 1984 di George Orwell, Poesia dadaista di Tristan Tzara, Noi i ragazzi dello zoo di Berlino di Cristiane F., Trilogia della città di K di Agota Kristof, Una barca nel bosco di Paola Mastrocola, Io voglio del ver la mia pioggia laudare della stessa lettrice, S’i’ fosse foco di Cecco Angioleri, Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo, L’ospite inquietante di Umberto Galimberti, Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri, OCD di Neil Hilborn.

Hanno agitato le mani, si sono buttati in ginocchio, hanno sussurrato e gridato, letto piano e veloce. Gli tremava la voce, gli tremava la mano. Il leggìo li agitava e li proteggeva. Si sono bloccati e sono andati spediti. Gli sono diventate le orecchie viola, la gola gonfia per l’emozione. Hanno giocato più ruoli. Hanno avuto coraggio.
Sono stati un incanto.

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