Caro Galimba

Pubblicato il 11 febbraio 2017 da antonella landi

Il sabato compro D di Repubblica solo perché c’è lui, il Galimba.
Umberto Galimberti, filosofo, chiude ogni settimana l’inserto di un quotidiano che una volta mi piaceva tanto, che ora non mi piace più, ma di cui mantengo l’acquisto solo il sabato (ultimamente anche la domenica per via dell’allegato Robinson). Da entrambi prendo spunto per dei lavori da proporre ai miei studenti. Ormai quelli di quarta chiamano Galimberti come lo chiamo io.
“Oh no, ancora il Galimba! Icché ci rifila oggi?”
Fanno gli sfavati, ma solo per finta, per quel gioco delle parti che impone agli studenti di essere dei lamentoni e all’insegnante di essere una rompicoglioni.
E insomma, due settimane fa il Galimba rispondeva alla lettera di uno (o una) che denunciava il suo atteggiamento tollerante e giustificatorio nei confronti dei giovani.

Lei lascia sempre che i giovani si piangano addosso lamentandosi che non riescono a fare quello che vorrebbero. Sappiamo tutti che la vita non è facile. E’ sempre stato così anche per chi nel passato ha dovuto fare tante rinunce perché più povero, meno supportato dai genitori. Forse ci adattavamo meglio, forse sapevamo soffrire, forse eravamo più tenaci. Basta con i piagnistei! Si creino il loro mondo vero e non quello fasullo sognato sdraiati sul letto e con la cuffia stordente. Basta con i giovani lamentosi ai quali il mondo attuale apre spazi che le generazioni passate potevano solo sognarsi. Questi cittadini del mondo, amanti delle comodità, dei super master e degli Erasmus, degli anni sabbatici passati a viaggiare intorno al mondo per “conoscerlo”, delle auto sportive e dei raduni rave (non tutti fortunatamente), delle droghe e delle discoteche, dovrebbero finalmente darsi una mossa concreta e positiva.

Naturalmente a questo tizio (o tizia) non ha fatto freddo. Subito il Galimba ha replicato con una risposta profonda, analitica, bellissima. Noi l’abbiamo letta integralmente in classe.
“Grande Galimba!” ha esclamato qualcuno dalla seconda fila.
“Sì, ma ora attenti, arriva la fregatura: chissà questa cosa c’ha in mente. Guardate. Ha la faccia di chi medita qualcosa di tremendo” ha allertato qualcun altro dalla terza.

Il qualcosa di tremendo è stata l’assegnazione di un’intervista da fare ai genitori, o meglio ancora ai nonni, su come era il mondo, come andava la vita, com’era il lavoro, quali erano i valori, come funzionavano i rapporti, come andava l’amore, quali erano le abitudini e le difficoltà, quando diciott’anni li avevano loro. Il giorno della consegna era oggi.

Hanno consegnato e letto lavori incantevoli, lunghissime interviste buffe e commoventi, generose ed emozionanti, sbobinate fedelmente dopo la registrazione, con tanto di esclamazioni dialettali e intercalari personali, in cui è emerso tutto il vissuto di queste persone, l’impegno politico, il ricordo degli anni di piombo, i rapporti familiari, le dinamiche sociali, gli approcci amorosi, i legami amicali, la ricerca del lavoro, le aspettative, i sogni, perfino il Carosello. La Bionda (per dire) ha preso 10. Un’operazione didattica di cui sono rimasta così meravigliata e di cui sono così grata, che ho deciso di impacchettare il tutto e spedirlo proprio a lui. Il nostro Galimba.

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