Caos calmo

Pubblicato il 19 ottobre 2009 da admin

L’agitazione studentesca si è conclusa, si torna in classe.

Va bene, io ci torno anche, però -come si dice- “o tutti o nessuno”, e no che siamo io e altri sei bischeri a presenziare in aula, mentre gli altri dodici primini sono rimasti al caldo delle loro case.

Anche a casa mia è caldo. E anche a casa degli altri sei bischeri come me.

A scuola invece fa un freddo assassino e noi sette che ci tossiamo addosso e ci guardiamo il naso rosso e ci tiriamo le maniche del golfino fino a far sparire le mani sembriamo quelli che non hanno capito niente di come gira il mondo.

E invece (sorpresa!) abbiamo capito tutto.

“Separate i vostri banchi da quelli dei compagni”.

“?!”.

“Disponetevi nello spazio occupandolo per intero”.

“?!?”.

“Vi sto per consegnare una fotocopia”.

“?!?!”.

“Presente quel libro che assegnai in lettura il primo giorno?”.

“?”.

“Esatto, McEwan”.

“?!”.

“Va be’, lo so che non avevamo fissato niente di preciso, ma come facevo ad avvertirvi se non vi vedevo mai nei giorni scorsi?”.

“?!?”.

“Ho capito, lo vedo anche da sola che manca più di metà classe, ma non dovete pensare che stia per sottoporvi una verifica”.

“?!”.

“Non saprei, chiamiamolo una chiacchieratina informale”.

“?!?”.

“Sì, è vero, le chiacchierate si fanno a voce e questo invece ha tutta l’aria di pretendere risposte scritte, ma non fateci caso, non prendetelo troppo sul serio, non pensatelo come un compito in classe”.

“?!?!”.

“Ma che ne so, pensatelo come pare a voi. Su ora da bravi: prendete un foglio protocollo”.

“!!!”.

“Non fa niente, prendetene un paio dal quadernone ad anelli”.

“…”.

“E non fate quelle faccine depresse, che fate venire la depressione anche a me”.

“!”.

“Vi ringrazio, gentilissimi come sempre”.

“…”.

“Sìsì, ridete ridete…”.

E invece poi non ridono, si aggobbiscono su quei fogli cercando la concentrazione, rispondono alle domande, si mettono in gioco come consiglio loro, osando, scrivendo quello che non avevano mai scritto, osannando o stroncando il primo libro letto in prima superiore.

Li osservo, intabarrata dentro la mia lana colorata, nascosta dietro i miei capelli e coperta dalle lenti dei miei occhiali.

Finché una esclama: “Questa verifica è bella: peggio per chi non è venuto!”.

Infatti: peggio per chi non è venuto.

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