Mio padre votava Berlinguer

Pubblicato il 18 febbraio 2018 da antonella landi

L’idea era bellina: un padre e un figlio che dialogano anche dopo la morte del primo, ricostruendo esistenze e fedi politiche.
L’autore del testo teatrale era una garanzia: Pino Roveredo, di cui ricordo ancora alla perfezione la cerimonia di premiazione per il premio Campiello e il viso umile con cui salì sul palco a ritirarlo.
Il sottofondo musicale live (un organetto suonato dalla giovane Tania Arcieri) faceva pensare alla ciliegina su una torta.
Il luogo della messa in scena (Teatro delle Spiagge di Firenze, periferico e diverso) prometteva uno spettacolo lontano dai nomi roboanti e spesso deludenti.
Invece una palla al piede sarebbe stata meno pesa.
Quel tipo di piagnisteo e di retorica stantìa che indurrebbero il più incallito comunista a buttarsi a destra.

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