Un ottimo cous cous

Pubblicato il 25 febbraio 2018 da antonella landi

Cinque commensali, tra loro parenti e amici di lunga data, siedono intorno a una serie di portate mediorientali, su cui troneggia un piatto principe: il cous cous.
Una delle due coppie presenti alla cena sta per avere un bambino. Che nome gli verrà dato? All’annuncio che il nascituro si chiamerà Adolphe, il putiferio. Perché il nome, benché finisca con “phe”, quando lo si va a pronunciare, fatta eccezione per un accento di poca importanza, fuona “f” esattamente come quell’Adolf tanto tristemente noto alla storia.
E’ solo l’inizio di una battaglia dialettica che nell’arco della cena farà saltare tutto il castello di ipocrisie su cui si reggono i rapporti sociali.

Tratto dalla celebre opera francese Prenom firmata da Bernard Murat, al Teatro del Cestello ieri sera andava in scena Cous cous, per la regia di Massimo Alì.
Nel cast, il babbo di Attrice, la mia alunna di quinta che da tre anni -figlia d’arte nei geni- c’incanta con le sue interpretazioni poetiche e in prosa. Marco Natalucci (marito di Patrizia Corti, la Franca del Ciclone) sul palco è comico e intenso, veramente credibile e bravo.
Tra pochi giovedì sarà il suo turno, nell’iniziativa “Porta un genitore in classe” che ho imbastito per la classe del cuore.
“Verrò con un altro attore, avremo bisogno di una stanza in cui cambiarci gli abiti di scena e un tavolo su cui appoggiare degli oggetti -mi anticipa alla fine dello spettacolo quando vado a salutarlo- Rappresenteremo la vita di Pirandello, inserendovi numerosi brani dalle sue opere teatrali più famose, l’Enrico IV, i Sei personaggi, L’uomo dal fiore in bocca, ma anche dai romanzi e dalle novelle, Uno nessuno e centomila, Ciàula, Mattia Pascal.”

E insomma, io non vedo l’ora.

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