Ripensamenti

Pubblicato il 14 aprile 2018 da antonella landi

È salita impercettibile, è montata piano, senza che me ne accorgessi, sorda, subdola, meschina; ha iniziato a svegliarmi nel cuore della notte, in mezzo al sonno più profondo, si è trasformata in sudarella, e la sudarella in attacchi di freddo antartico. Mi ha chiuso gradualmente la gola, mi ha accelerato il battito del cuore, mi ha fatto immaginare scenari da paura che genereranno un futuro apocalittico.
Si chiama ansia.
Qualcuno che attraversa la strada incautamente, qualcuno che esce di nascosto dall’albergo mentre tutto gli altri dormono, qualcuno che non ha mai bevuto in vita sua e lo fa proprio adesso perché è in gita, perché è lontano da casa e i genitori non ci sono. Qualcuno che si sente male perché mangia porcherie, qualcuno che vomita e deve restare in albergo, qualcuno che scivola, che cade, si rompe un piede, un braccio, una gamba. Qualcuno che cammina sul bordo del marciapiede e viene colpito alla testa dallo specchiettone retrovisore di un autobus di passaggio. C’è poco da ridere, a un mio amico capitò davvero.
A tutto penso, ora che l’ora si avvicina.
“Una volta in gita ad Atene andammo a un mercatino all’aperto, una studentessa s’infilò un anello al dito e lo rubò -mi racconta un collega all’intervallo con l’evidente scopo di infondermi coraggio- Un minuto dopo era distesa di pancia sulla macchina della polizia”.
“Una volta a Parigi scendemmo dal pullman e uno studente si lanciò a rotta di collo verso l’ingresso dell’albergo perché voleva entrare per primo -è il medesimo collega simpaticone a parlare- Si schiantò contro la porta a vetri che non aveva visto e la ridusse in frantumi. Lui per fortuna se la cavò con qualche graffio.”

“Mettiamo un caso” dico al segretario amministrativo della scuola.
“Dica professoressa.”
“Mettiamo il caso che io non vada in gita. Cosa accade?”
“Accade che deve cacciare 200 euro.”
“Mettiamo che li cacci.”
“Allora può restare a casa. Ma restano a casa anche tutti gli altri.”
“Ok, vado, arrivederci.”
“Arrivederci.”

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