La scrittura è un antipasto

Pubblicato il 24 settembre 2010 da admin

“Quando scrivete, qualsiasi genere scriviate, ricordatevi sempre che l’incipit è importante, importantissimo. Anzi: fon-da-men-ta-le.”
“Cosa è incipit?”
“L’incipit è l’inizio. Viene generalmente indicato con questo termine ereditato dalla nostra lingua antica, il latino: conoscete il latino?”
“No.”
“Va bene lo stesso, voi intanto memorizzate questa parola e fate tesoro di quello che vi dico: curate in particolar modo l’incipit dei vostri lavori scritti, capito?”
“Perché incipit così importante?”
“Vedete ragazzi, voi dovete mettervi nell’ottica del lettore, che nel vostro caso sono io. Immaginate la scena: adesso voi scrivete il vostro primo tema dell’anno, alla fine delle due ore io ve lo ritiro, prendo il mio bel pacchetto e me ne torno a casa. Giusto?”
“Giusto.”
“Ecco. Oggi, subito dopo pranzo, mi spaparanzo sul divano e…”
“Cosa è spaparanzo?”
“Spaparanzo è mi metto comoda, mi rilasso, mi abbandono, chiaro?”
“Chiaro.”
“Insomma, mi spaparanzo sul divano e inizio a leggere i vostri scritti. Lascio che la prima lettura sia passiva, senza correzioni, senza penna rossa in mano. Lascio che sia piacere puro. Capite quello che intendo?”
“Capisco.”
“Capisco.”
“Capisco.”
(ripetere per altre 27 volte)
“Bene, benissimo. Ora. Se i vostri temi hanno un inizio… come posso dire… moscio…”
“Cosa è moscio?”
“Moscio è poco frizzante, poco energico, poco interessante, ok?”
“Ok.”
“Ok, se l’incipit è moscio, secondo voi, potrò io essere incuriosita, spinta a proseguire, vogliosa di andare avanti nella lettura? O piuttosto mi annoierò alla terza riga, e mi verrà la capaccina di sonno (capaccina è quando ti cade il mento sopra il petto e ti addormenti di sasso) e…”
“Eheheh! Capaccina…”
“… e non vedrò l’ora di togliermi di torno queste correzioni, ma meno avrò voglia di andare avanti col lavoro e più il lavoro mi rigonfierà tra le mani?”
“Eheheh! Sìsìsì, quello!”
“Infatti, quello. Allora io vi dico: curate in particolar modo l’incipit dei vostri temi. Che è una specie di carta d’identità, come l’aspetto esteriore delle cose, il primo impatto. Che non è tutto, certo, ma va curato. Immaginate di andare al ristorante: ordinate antipasto, primo, secondo e dessert, e mentre aspettate l’arrivo della prima portata, pregustate con la mente i magnifici sapori che state per assaggiare. Poi il cameriere vi serve l’antipasto, voi lo assaggiate e…”
“Oh… come vorrei un antipasto di serpente!”
“Chi ha parlato?”
“Io professoressa.”
“E cosa hai detto?!”
“Ho detto che vorrei tanto un antipasto di serpente come quello che ho mangiato due anni fa in un ristorante di Pechino.”

Il mondo è bello, perché è vario.

Insegnare è meraviglioso, perché la scuola è piena di ragazzi come questo.

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