Perdita (di sensi) e perdizione

Pubblicato il 7 dicembre 2010 da admin

Metti che dal freddo che fa fuori non si riesca a stare per la strada.
Metti che uno struggimento alla bocca dello stomaco offuschi la visuale e comprometta l’uso corretto dell’attività verbale.
Metti che però i soliti locali da aperitivo di bassa qualità, accompagnato dal consueto beverone a tasso alcolico ormai insostenibile, siano venuti parecchio a noia.

Bene.

C’è, a Firenze, uno spacciatore di tartufi. E c’è (pensa te) dal 1885. Forse anche lo spazio è rimasto com’era più di cento anni fa, metà coperto a legno fosco e metà a specchi opachi. Con un colpo secco spalanchi la porta d’ingresso e una vampata di tartufo ti sequestra le narici. Passi dal bancone alimentare, ordini quei quattro-cinque panini al burro ripieni del tubero prezioso che solo secondo i blasfemi “puzza di gas”, quindi scivoli davanti al bancone enologico, chiedi un calice di bianco che s’intoni, infine punti un posticino al sedere e ti ci scaraventi.

Per il resto del tuo tempo, non avrai che da osservare la fauna umana in costante e regolare avvicendamento, contemplare gli arredi deducendo la miracolosa resistenza al tempo delle cose, porre a te stessa quesiti esistenziali fornendo risposte inedite e bislacche, guardare il tuo compagno di tavolino posando placida e arrendevole per lui.

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