Caccia al defunto

Pubblicato il 24 marzo 2011 da admin

Il programma della seconda uscita con la classe dei ragazzi cinesi prevedeva due sole tappe, ma toste: Cimitero delle Porte Sante detto anche di San Miniato al Monte per la sua adiacenza con l’omonima chiesa, e Basilica di Santa Croce per la visita alle “urne dei forti”.
“Tuttavia io e la collega di Scienze abbiamo deciso d’invertire l’ordine: prima caleremo in città per fare colazione in San Niccolò, proseguire fino alla Basilica e quindi consumare un pranzo bucolico in un parchetto cittadino. Nel primissimo pomeriggio, quando il sole sarà allo zenit e pomperà la sua energia piena di calore, risaliremo su in collina e ci addentreremo tra i viottoli del cimitero alla ricerca degli illustri fiorentini lì sepolti.”
La cosa bella è che a questa classe piace sempre fare tutto. C’è da camminare? Si cammina. C’è da visitare? Si visita. C’è da durare fatica, aspettare, fare la fila, stare zitti? Qual è il problema, si fa. L’unico neo semmai è che queste trenta cavallette hanno sempre fame. Secchi come chiodi, allampanati come fusi, c’hanno sempre le mascelle in movimento e gnam e gnam e gnam: l’è tutto un rodere.
“Ma si può sapere icché mangiate?!”
“Biscotti cinesi salati.”
“Caramelle cinesi agrodolci.”
“Schiacciatine cinesi caramellate al sesamo.”
“Semi di girasole cinesi zuccherati.”
Tra parentesi, i semi di girasole danno dipendenza: l’uomo che vive insieme a me mi osserva sgomento sbucciarne a raffica in continuazione e sostiene che da quando frequento il Sol Levante ho più del merlo indiano che dell’essere umano.
“Allora, attenzione: stiamo per entrare in Santa Croce. E’ bene che sappiate che la vigilanza è severissima e che è fatto divieto assoluto di fotografare, filmare, parlare e soprattutto ridere. Chi ride in chiesa fa la fine che avrebbe fatto Galileo Galilei se non avesse ritrattato le proprie teorie!”
“Perché, che fine avrebbe fatto?!”
“Sono io che lo chiedo a voi! Che sorte sarebbe toccata all’illustre scienziato, se non avesse abiurato?”
“Impiccato?”
“No.”
“Sgozzato?”
“No.”
“Infilzato da una spada?”
“No.”
“Fatto a pezzi con un coltello?”
“No.”
“Appeso per i piedi da una finestra?”
“No.”
“Rapito dai fantasmi?”
“No.”
“Ucciso con pistola?”
“No.”
“Mangiato dai lupi?”
“No.”
“Dai cani randagi?”
“No.”
“Da un drago velenoso?”
“No.”
“Beccato dalle galline?”
Trovo esilarante, nella sua ingenuità, il sense of humor dei cinesi. E mi piace un sacco questa cosa che ridono di poco, a volte di niente, come se quel riso leggero fosse per loro una coperta che consola e rassicura, come se ridessero dei loro piccoli imbarazzi, della loro lingua ancora incerta che fatica a dire erre.
“Plofe…”
“Ma basta con questa plofe! Sono sette mesi che ci conosciamo: possibile che ancora mi chiamiate plofe?! Forza, tutti in coro: trentatré trentini tornarono da Trento…”
“… tutti e tlentatlé tlottelellando!”
E va be’, fate come vi pale.

“Per pranzo cosa volete mangiare?”
“Kebab!”
E infatti mentre li guardo azzannare brandelli di carne di pecora mista a straccetti di carne di manzo, io mi domando a cosa diavolo servano le frontiere, perché diavolo seguitiamo a disegnarli sulla carta, i confini, perché non la facciamo finita con tutte queste corbellerie da sepolcri imbiancati e non ci ispiriamo a loro, i ragazzi, che per natura sarebbero aperti al mondo e solo per una cultura malata inculcata in testa da adulti inquinati, crescendo smettono di essere aperti, spalancati, e diventano ottusi, chiusi, ciechi, stolti. E iniziano a pensare che una guerra in Medio Oriente sia migliore di un kebab gustato sull’erba delle aiuole di piazza Demidoff a Firenze.

“Bene, ora che ci siamo ben ingaglioffati e abbiamo anche un po’ smaltito risalendo le Rampe del Poggi, siamo pronti per la prova finale: dichiaro ufficialmente aperta la caccia al defunto. Ognuno di voi possiede una fotocopia con l’elenco dei morti di cui dovrà trovare la tomba, in mezzo a questo brulicare di croci, statue e fiori freschi, secchi e finti. Osservate quanta gente indimenticabile ha trovato asilo imperituro in questo bellissimo cimitero monumentale: i due scrittori Carlo Lorenzini detto Collodi e Luigi Bertelli detto Vamba, il gastronomo Pellegrino Artusi, il medico Giovanni Meyer, il produttore cinematografico Mario Cecchi Gori, il critico Giovanni Papini, l’editore Felice Le Monnier, Stanislao Paszkowski fondatore dell’omonimo caffè letterario, l’autore Vasco Pratolini, il pittore Ottone Rosai, il grande intellettuale antifascista Gaetano Salvemini, lo storico Pasquale Villari, il politico Giovanni Spadolini, la famiglia Vespucci. Siete pronti a cercarli, nel più religioso dei silenzi e nel più profondo rispetto del loro sonno eterno?”
“Ma siamo sicuri che non si arrabbiano e stanotte non vengono a cercarci in camera mentre dormiamo?”

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