La prova della prova

Pubblicato il 3 maggio 2012 da admin

Le classi terze della scuola dove insegno, alla fine dell’anno, devono sostenere l’esame di qualifica. Esso consiste in una serie di prove strutturate che coinvolgono tutte le materie, e in due prove relazionali finali ancora più ampie e articolate.
Gli scervellati dei miei studenti, che fino a ieri gozzovigliavano bellamente atteggiandosi a tranquilloni, presa coscienza del pericolo imminente, oggi tremano.
Al fine di tranquillizzarli, prepararli a modo, e far toccare con mano la tipologia delle prove che saranno di qui a poco chiamati a fare, pianifico “la prova della prova”, cioè la simulazione del test scritto delle mie due materie, italiano e storia.
Questa mattina toccava alla storia.

Uno ha passato tutta l’ora a oscillare avanti e indietro la mano a dita raccolte sulla cima, gestualità che potremmo tradurre con le espressioni “ma che roba è?!”, “ma chi lo sa?!”, “ma che ne so?!”.
Uno ha scavato un solco in terra a furia di andare dal banco alla cattedra, dalla cattedra al banco, alla ricerca di chiarimenti, delucidazioni, illuminazioni, o più semplicemente di risposte captate strada facendo.
Una frugava tra la mente.
Un’altra frugava tra i foglietti nascosti nell’astuccio.
Uno tentava invano di concentrarsi.
Uno tentava con successo di distrarre tutti per trasformare il panico in momento di allegria condivisa.
Una, dal fondo, faceva gli occhi dolci alla sua professoressa per avere un gesto di conferma all’ipotesi della risposta che intendeva rilasciare.
Un’altra dichiarava che sono una sadica bella e buona.
Un’altra ancora si chiedeva a voce alta perché io non trovi mai nulla di meglio da fare che preparare verifiche stronze come quella.
Uno rideva di fronte alle alternative proposte nell’esercizio a risposta multipla.
Uno toppava clamorosamente anche le domande più ridicole.
Uno tirava a caso e (maledetto lui) ci azzeccava.
Uno si metteva di sbieco e lasciava ciondolare il foglio affinché il compagno dietro leggesse agevolmente la risposta che gli comodava.
Uno mi chiedeva un suggerimento e, constatato il mio ostinato silenzio, domandava il permesso di poterlo chiedere all’amico di lato.

Io, appollaiata sulla cattedra, mi godevo dall’alto l’irripetibile spettacolo.

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