Incrocio di sguardi

Pubblicato il 27 febbraio 2013 da admin

Matti, comici, precari, anarchici e pecore nere: c’erano tutti, oggi, alla biblioteca delle Oblate, nella rassegna “Leggere per non dimenticare”.
E c’era anche colui che, idealmente, ce li aveva portati: Ascanio Celestini, il teatrante più seguito dalle giovani generazioni, lo scrittore teatrale che viene letto come un romanziere, il personaggio televisivo più rispettato da chi non guarda mai la televisione.
Con lui, al tavolone della grande sala dove la rassegna ha luogo ogni settimana, oltre all’inossidabile e statuaria Anna Benedetti, sedeva anche Alessio Lega, il musicista che lo accompagna e dà voce alle canzoni che l’autore scrive.
Di persona, Celestini, non lo avevo visto mai.
E’ contemporaneamente snervante, disarmante e buffo.
E’ spontaneamente comico.
Si contorce i peli della barba, si sfruzzica i buchi del naso, si gratta la fronte, si spinge i capelli all’indietro; si stuzzica una crosticina sulla tempia, si infila una falangina all’imbocco della narice, ci ripensa, la estrae, si ripassa la mano tra i capelli; gesticola, si placa, riparte. Non ha pace, riecco la mano sul viso, il dito sull’occhio, lo stropiccia, un nodo alla barba, una grattatina qua e là, per caso o bisogno?, ma gli prude o c’ha un tic?, ma fermo non ci sta mai?
No, non ci sta mai.
Parla di emarginati, di carcerati, di poliziotti, di ergastolani. Parla di quando gli sono cominciati a venire gli attacchi di panico, di quando ha pensato di morire di cuore. Racconta i suoi spettacoli teatrali, confida le trafile burocratiche assurde da cui ogni volta gli tocca passare.
Parla romano, senza doppie, con la voce roca, strascica qualche parola, sembra stanco, sfavato.
Ma arriva come un pugno al cuore.
E uno torna a casa più contento di quando era uscito per andare a incontrarlo.

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