Nuovi arrivi

Pubblicato il 29 maggio 2013 da admin

Considerando che la mia scuola il sabato è chiusa, per me e per tutti quelli che lavorano con me mancano sette giorni effettivi alla fine dell’anno.
A sette giorni di distanza dalla fine di tutto, eccoti arrivare due studenti freschi freschi: uno dal Senegal, uno dalle Filippine, entrambi del tutto incapaci di comprendere o spiccicare una sola parola in italiano.
Il senegalese arriva e ti dice bonjour, gli dai una fotocopia e ti dice merci, te ne vai a lezione ultimata e ti saluta con un au revoire madame (che un po’ invecchia ma fa tanto chic).
Il filippino, nelle medesime casistiche sopra elencate, dice goodmorning, thank you e bye bye.
Il senegalese, che si chiama come quello che era morto ma che Gesù resuscitò con un ordine perentorio, l’ho piazzato di banco accanto a un suo connazionale di proporzioni gigantesche che ha il nome composto dal dolce napoletano a forma di fungo inzuppato nel rum e l’equivalente di macchina in inglese.
“Babacar, mi raccomando: affido a te Lazare.”
Babacar, che a settembre aveva lo stesso sguardo smarrito e incazzato nero come la sua pelle di velluto, mi guarda e sorride sornione come dire “tranquilla, piccola” (misurando Babacar due metri e qualcosina, immagino che pensi a me in questi termini anche quando ai piedi porto le mie zeppe 12).
Per il filippino non ne avevo un altro che gli facesse compagnia. Così l’ho messo accanto a Wen Da Wei detto Davide. Il quale sfortunatamente non degna il neoarrivato di uno sguardo.
I due nuovi studenti, infilati in classe al semplice e duplice scopo di fargli orecchiare la nostra lingua e farli familiarizzare coi nostri ambienti in vista della ripresa delle lezioni di settembre, mi guardano come si guarda un fantasma, un mostro a sei zampe, un animale esotico, una regina.
Io, nel frattempo, mi do un sacco di arie.

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